INTOLLERANZE, COME TROVARE LA CAUSA? ALCAT È IL METODO PIÙ EFFICACE

Di fronte ad un caso di intolleranza alimentare, gli specialisti spesso affrontano il problema a livello sintomatico prescrivendo farmaci contro i disturbi. Il test Alcat invece permette di individuare la causa specifica In alcuni momenti della nostra vita, può succedere di non essere particolarmente in forma, o di avere dei disturbi di non chiara identificazione e classificazione. Talvolta può essere una stanchezza cronica che ci accompagna per lungi periodi e che non ci permette di svolgere le quotidiane attività lavorative e sociali, dolori di pancia accompagnati da un intestino pigro o talvolta colitico, una cefalea ricorrente e un senso di pesantezza allo stomaco. Alcuni soffrono di problemi legati alla pelle, dalla dermatite all’eczema, pruriti o addirittura psoriasi, che compaiono improvvisamente ad un’età anche avanzata e non avendone mai sofferto in passato. Probabilmente abbiamo una problematica di tipo alimentare, che andrebbe indagata e affrontata. Gli specialisti a cui ci si rivolge affrontano di frequente il problema dal punto di vista sintomatico, cercando una terapia per “sedare” il sintomo, ma spesso si tralascia la possibilità di andare a cercare la causa del problema. Che fare allora in questi casi? Non rimane altro da dire al paziente se non che si potrebbe trattare di un disturbo legato alla somatizzazione d’ansia, allo stress o ad un problema di tipo psicosomatico?

Io ho risolto il problema delle mie intolleranze alimentari presso l’Istituto di Medicina Biologica di Milano. Questo istituto, il cui direttore sanitario è il prof. Giuseppe Di Fede, affronta questo tema da oltre un ventennio, ha un’esperienza notevole in materia trattando migliaia di casi e può creare delle casistiche di tutto rispetto.

In tutti i convegni e seminari che oramai seguo regolarmente e leggendo i lavori scientifici che vengono pubblicati su riviste specializzate come European Academy of Allergy and Clinical Immunology, sento parlare dei protocolli di ricerca condotti dall’Ospedale S. Matteo di Pavia, laboratorio di immunoallergologia, che riportano i notevoli risultati ottenuti dopo il test Alcat (Antigen leukocyte cellular antibody test) su patologie della pelle (dermatiti, eczemi, orticaria) “non IgE mediate” (che si verificano cioè in assenza di anticorpi specifici, detti immunoglobuline E) e disturbi gastrointestinali. Altri studi sono ancora in corso, con protocolli di valutazione su altre patologie legate alle sensibilità alimentari.

Il sistema di analisi Alcat valuta la reazione del sistema immunitario innato, attivo nelle reazioni di difesa contro antigeni di origine batterica, virale, micotica e frammenti proteici alimentari. La via di attivazione innesca un processo infiammatorio silente che nel tempo porta ad una serie di disturbi correlati con gli organi che sono più vulnerabili individualmente. Se persiste la situazione infiammatoria, si attivano una serie di meccanismi di difesa che coinvolgono le cellule del sistema immunitario contro gli estratti alimentari, generando reazioni da intolleranza con i sintomi classici sopra descritti. Da almeno 20 anni, il test Alcat è utilizzato nel campo delle intolleranze alimentari. I pazienti sottoposti al test sono persone che non hanno trovato risposte nei test tradizionali, con sintomatologia che non trova sollievo se non con una terapia farmacologica che a volte sono costretti a seguire per diversi anni. La dieta ad esclusione degli alimenti riscontrati positivi al test Alcat, impostata dal nutrizionista specializzato, con la reintroduzione degli alimenti a rotazione, ha portato al miglioramento di sintomi gastrointestinali e dermatologici a volte presenti da diversi anni, come si evince dagli studi condotti dall’Università di Pavia.

Si può quindi affermare ancora una volta che la medicina tradizionale non ha le risposte a tutti i quesiti. Il test Alcat tenta di dare una risposta in questo campo, dove ancora c’è molto da scoprire.

Di Tiziana Colombo – Pubblicato su “Italia a Tavola”.