LE INTOLLERANZE ALIMENTARI E LA PRATICA SPORTIVA

Uno dei fenomeni che da un po’ di tempo sta crescendo tra i consulti in ambulatorio, è quello delle Intolleranze Alimentari, che definiremo di seguito (I.A.).
Il corpo umano reagisce ad alimenti e prodotti chimici con modalità differenti. La reazione allergica identificata come tipo I  o IgE  mediata in cui intervengono le Immunoglobuline di tipo E è uno dei modi in cui l’organismo reagisce immediatamente all’assunzione di una determinata sostanza; tale tipo di reazione avviene quindi  attraverso la cosiddetta “via classica” della allergia.
Nel 2007 è stata identificata anche una “via alternativa” della allergia, caratterizzata dall’intervento di anticorpi presenti sui globuli bianchi, legata quindi soprattutto ad una reazione di tipo cellulare.  Fin dal 2004 infatti, il noto Allergologo americano Sampson, aveva pubblicato su  JACI, la nuova classificazione  delle allergie alimentari, definendo “allergie alimentari immediate”  quelle legate alle IgE ed “allergie alimentari ritardate” quelle invece dipendenti dallo stimolo ripetuto degli alimenti sui linfociti intestinali. Esistono inoltre delle forme di allergia alimentare “mista” in cui intervengono entrambi i meccanismi.
Le reazioni di Intolleranza quindi, non sono reazioni immediate, ma si manifestano con sintomi che compaiono dopo l’assunzione ripetuta del cibo (o di una sua componente) per 2/3 giorni consecutivi. I sintomi possono essere sia gli stessi delle allergie immediate, sia differenziarsi con sintomi più sfumati che coinvolgono attraverso una reazione di infiammazione cronica, qualsiasi organo o apparato dell’organismo.
Tra i vari sintomi e segni di IA, è utile, per le novità recenti di tipo scientifico, segnalare l’interferenza della Immunoflogosi di tipo alimentare, sul Metabolismo, su patologie quali il Diabete, l’Obesità, sulla Prestazione Fisica (performance sportiva).
E’ stato infatti osservato che può esistere una relazione tra IA , sovrappeso e prestazione fisica. Controllando l’assunzione degli alimenti non tollerati si può ottenere una riduzione dell’Infiammazione indotta dagli alimenti ed un miglioramento della sensibilità Insulinica.
La riduzione dell’Infiammazione indotta dal cibo, riduce la presenza di Radicali Liberi e migliora la sensibilità insulinica, con effetti a cascata sul metabolismo.
Nel 2007, sono state anche identificate le particolari cellule immunitarie (mastociti) che sono presenti nel tessuto adiposo e che in caso di infiammazione allergica inducono appunto resistenza insulinica.
Il controllo dietetico dei cibi non tollerati, può quindi contribuire fortemente al miglioramento della sensibilità insulinica, alla attivazione del metabolismo, al calo di peso e all’ottimizzazione della massa magra con conseguente miglioramento della prestazione atletica.
Importante sottolineare, che, “il  peso specifico” di un qualsiasi cibo nell’alimentazione media dipende in gran misura dalle abitudini della popolazione di riferimento. Infatti la genesi delle ipersensibilità alimentari è connessa con la ripetizione dello stimolo e siamo certi che, tra gli Europei, per esempio, le IA più diffuse, sono proprio quelle a Latte, Frumento e Lieviti; di contro per esempio, i Giapponesi esprimono in maggior misura, IA a Riso e Soia.

MATERIALI e METODI:
Nell’ambito dell’attività ambulatoriale relativa a pazienti che lamentavano disturbi associabili a probabili Intolleranze Alimentari, abbiamo voluto verificare l’eventuale influenza di tali disturbi, verso ridotte o alterate prestazioni in ambito sportivo. Infatti, nel gruppo di pazienti considerato, abbiamo verificato in quelli che praticavano attività sportiva (agonistica e non), la capacità dell’intervento dietetico, nel  modificare  la prestazione sportiva.
Il nostro campione è costituito da 46 soggetti:
Uomini : 15 (33%)
Donne  : 31 (67%)

Di questi il 21%, pari a 10 soggetti, praticavano attività sportiva (3 calcio, 2 Pallacanestro, 2 Ciclismo, 3 Nuoto).
Per valutare l’eventuale presenza di I.A., i pazienti sono stati sottoposti ad analisi ematiche, utilizzando il metodo “ALCAT Test” della IMGeP (Istituto Medicina Genetica Preventiva Personalizzata) di Milano.
*(Fondamentalmente il Test valuta le variazioni di volume/numero dei Leucociti presenti nelle aliquote di sangue incubato con le singole sostanze da testare, rispetto alla sospensione di sangue di controllo. La lettura dei risultati permette di classificare reazioni di tipo 1+,2+,3+, o negative a seconda del tipo di reazione espressa dal contatto dei leucociti con la sostanza da esaminare. Tale metodica a differenza di altre, presenta una serie di evoluzioni scientifiche che lo rendono profondamente diverso dai test citotossici fino ad ora utilizzati, avvicinandosi ad uno schema di applicazione pratica privo di soggettività e con elevate caratteristiche di ripetibilità scientifica. Molto importante è anche l’utilizzo di reagenti solidi gelificati con procedura “FDA approved”, in modo da ovviare all’enorme numero di falsi positivi evidenti nei citotossici classici).
Sono state rilevate I.A., con espressione differente fra i due sessi: Tra gli uomini  le più rappresentate sono state:
Zucchero di Canna: 60 %
Nichel : 46%
Frumento : 33%
Lieviti : 33%
In percentuale minore, ma ben rappresentate a: Caffè; Fruttosio; Arachidi; Latte; Glutine.
Tra le Donne invece, si è avuta la seguente espressione:
Nichel : 48%
Frumento : 35%
Zucchero di Canna: 32%
Latte: 32%
Ben rappresentate, sono state anche: Candida; Glutine; Lieviti; Fruttosio;

Importanti correlazioni, si potrebbero mettere in evidenza, tra presenza di intolleranze a Fruttosio e Zucchero di Canna ed eventuale presenza di Insulino Resistenza, comunque da indagare con ulteriori accertamenti.
I sintomi più significativi, soprattutto per gli sportivi, che abbiamo preso in considerazione, sono stati: Cefalea; Dolori Muscolari; Gastralgie; Diarrea; Edema; Stipsi; Dermatite; Gonfiore.

DISCUSSIONE e CONCLUSIONI:
Per gestire e ricondurre a normalità clinica, abbiamo quindi iniziato un percorso Dietoterapico, che prevede una prima fase di disintossicazione, della durata in media di circa 15 giorni, nell’ambito del quale il soggetto, non assume gli alimenti responsabili dell’Intolleranza. Segue un periodo di graduale ed attenta reintroduzione degli stessi alimenti, della durata fino a 3, 4 mesi. Tutti i pazienti hanno confermato al termine del periodo, netti miglioramenti, soprattutto riferiti ad alcuni importanti sintomi, quali gonfiore,   stipsi,  cefalea, mialgie.  La scomparsa di tale sintomatologia, migliora nettamente il benessere e la qualità di vita e negli sportivi, l’adattamento alla prestazione fisica.
Sicuramente, la netta riduzione dello stato infiammatorio generalizzato dovuto alla presenza dell’IA, responsabile dell’aumento dei Radicali Liberi, ci induce a pensare che anche a livello di rendimento generale, prestazione ed efficienza fisica,  ci possano essere dei grossi benefici, legati al miglioramento dell’alimentazione.
Questo studio ancora in fase preliminare, ci induce, dati i risultati sicuramente incoraggianti, a raccogliere una casistica più numerosa per confermare i risultati con uno studio epidemiologico.

BIBLIOGRAFIA:
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F. Lampugnani, A.Scardicchio, V.Amendola, F.Amendola, A.Acquafredda, D.Accettura.
Referente Biologi Nutrizionisti Regione Marche.
FIGC.Lega Nazionale Dilettanti.
Comitato Regionale Pugliese.
Istituto di Medicina dello Sport. FMSI-CONI-Bari.
AS Bari. Settore Giovanile.