VINCERE UN’ULTRA TRAIL? SI PUO’ FARE…

1485892_911911552190104_5925075553617278538_o

Ad Omegna, sul Lago d’Orta, lo scorso 17 ottobre mi aspettava il mio primo “ultra”: spingermi oltre i 42 km sarebbe stata un’esperienza nuova; con curiosità e un pizzico di timore ho affrontato la preparazione a questa impresa, con la consapevolezza che “prepararsi” ad una 58 km, tra l’altro su trail e in montagna, sarebbe stato difficile.
Su un percorso così lungo entrano in gioco tanti elementi: la condizione fisica, quella mentale, il tempo atmosferico ma anche le variazioni di temperatura e clima dovuti ai cambiamenti di quota per gli importanti dislivelli presenti.
Ho affrontato tutto partendo dalla serenità mentale: fare questa gara significava vivere una giornata nel pieno della natura, facendo un viaggio da un paesaggio all’altro, abbandonandosi pienamente alla felicità che questo contatto con l’ambiente mi avrebbe regalato. Con questa idea e nessun altra preoccupazione sono partita e sono arrivata al traguardo, inimmaginabilmente prima tra le bravissime donne presenti alla competizione.
Per me questa è stata la dimostrazione che la passione per la corsa e l’amore che si nutre per la natura possono dare un’energia straordinaria ed inaspettata che porta oltre se stessi e le proprie capacità conosciute. Per me questo dimostra anche che la costanza, la perseveranza e talvolta anche l’ostinazione con la quale ci si prende cura del proprio corpo e della propria mente prima o poi premiano: l’allenamento del corpo con le corse in montagna e in città, le escursioni, le camminate eseguite ad incastro tra lavoro, mestieri ed impegni vari, spesso con il fardello delle stanchezze e dei malumori. Oltre a questo, anche il nutrimento del corpo ha rivestito notevole importanza, nel cercare tutto ciò di cui esso ha bisogno e togliendogli ciò che lo danneggia. Punto molto complicato perché per farlo nel modo più corretto il corpo va ascoltato e se necessario misurato ed analizzato.
Vi faccio un esempio: all’inizio di quest’anno ero al limite minimo della mia forma fisica e probabilmente anche mentale ed oltre a cercare a tutti i costi piccoli momenti di riposo ed evasione (la montagna), ho eseguito accertamenti clinici dal momento che soffrivo di malesseri gastrointestinali che mi impedivano di dare il meglio. Ho quindi studiato le mie abitudini alimentari trattandomi come se fossi io stessa un mio paziente coinvolgendo i miei colleghi dell’IMBIO ed ho capito che il problema stava nel mio intestino: una disbiosi e forse un’intolleranza. Ed è così che con un ALCAT e altri esami ematici specifici ho scoperto una sensibilità al glutine ed un’intolleranza al nichel. Dieta e cura a base di probiotici e un’integrazione corretta in base alle carenze minerali evidenziate con un mineralogramma da una ciocca di capelli hanno fatto il resto. Molto utile quest’ultimo esame che ci racconta tutto di noi su quello che ci manca dal punto di vista vitaminico e di sali minerali e su quello di cui siamo intossicati. In un mese la mia corsa da una dura salita si è trasformata in una divertente discesa: se vi dovessi dire cosa mi ha fatto vincere questo Ultra Trail del lago d’Orta, vi direi tutto questo e tutto insieme, che in poche parole è amare il proprio corpo e la propria anima.