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3 January 2017 EVENTISTAMPA

Pierluigi Pompei – Professore Associato presso la Scuola di Scienze del Farmaco e dei Prodotti della Salute dell’Università di Camerino – è stato uno dei protagonisti della 5th International Conference and Exhibition on Natural & Alternative Medicine, svoltasi dal 5 al 7 settembre 2016 a Beijing.


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2 September 2016 NOTIZIESTAMPA

A Rio il braciere olimpico è stato spento da nemmeno due settimana e per gli atleti è tempo di bilanci. Non è solo questione di medaglie e piazzamenti conquistati: si tratta ora di capire se siano giunti all’Olimpiade nella forma migliore e se abbiano centrato gli obiettivi prefissati. Charlotte Bonin è entusiasta del suo 17° posto nella gara di Triathlon femminile: “Quando ho dichiarato di voler tentare la top-20 a Rio l’ho sparata grossa, ma d’altronde se non si punta mai in alto e ci si accontenta non si migliora mai!”


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9 April 2015 STAMPA

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Intervista a Tessa Gelisio in cui si parla di alimentazione sana e intolleranze alimentari, l’importanza di scegliere ingredienti di qualità, cibi freschi, biologici e di stagione.

Il suo nuovo approccio alla cucina, scaturito dalla collaborazione con il Prof. Giuseppe Di Fede e dal loro progetto comune, un libro di ricette dall’emblematico titolo “ Cotto e Mangiato: le ricette per stare bene”.
Ricette gustose e colorate che rispettano quelle che sono le esigenze nutrizionali di chi soffre di intolleranze alimentari e mantengono il non sempre facile equilibrio, tra buono e sano.

 



9 April 2015 STAMPA

Ricevere ogni giorno nuove conferme per il lavoro svolto, a dimostrazione che la passione e la dedizione che ogni giorno rivolgiamo ai nostri pazienti, alla fine viene premiata.

Sta crescendo quotidianamente l’interesse nei confronti delle intolleranze alimentari e di quelli che sono i dettami che regolano il rapporto tra benessere e alimentazione.

Questo dimostra quanto la salute, sotto tutti i punti di vista, continui a ricoprire un ruolo importante in una scala d’interesse.

PER LEGGERE TUTTO L’ ARTICOLO CLICCA SUL LINK DI SEGUITO:
http://www.tuttofablogger.com/imbio-tra-le-eccellenze-italiane-medicina-biologica/


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9 April 2015 STAMPA

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Le ultime statistiche mostrano un aumento costante delle allergie e delle intolleranze alimentari. Ma sono la stessa cosa? C’è differenza tra allergia ed intolleranza alimentare? In questo articolo tratteremo a fondo il problema ed a fine lettura saprete sicuramente se potreste rientrare in un caso o nell’altro.
Sintomi più spesso confusi per intolleranza o allergia alimentare.
Riuscire a capire se si è intolleranti o allergici ad un alimento potrebbe sembrare una cosa facile.
I sintomi più comuni spesso confusi per intolleranza o allergia alimentare sono:
1. Difficoltà a digerire;
2. Pancia gonfia;
3. Mal di testa;
4. Prurito;
5. Aumento di peso.

Proseguite la lettura cliccando sul link qui di seguito, potrete leggere un articolo su di noi preso da “Salute e Benessere”
http://www.salute-e-benessere.org/salute/allergie-e-intolleranze-alimentari-cause-sintomi-esami-e-cure/


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9 April 2015 STAMPA

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Negli ultimi anni, stiamo assistendo od un graduale aumento di disturbi legati all’ alimentazione, i più frequenti sono: colon irritabile, stipsi, reflusso gastro esofageo e gastrite, sintomi legati alla difficoltà o digerire alimenti che abbiamo sempre consumato. Frequenti sono i sintomi extra intestinali, come la stanchezza cronica, la cefalea, la dermatite.

Cosa sta succedendo? Quali sono le possibili cause?
“Sono sintomi correlati a un problema di intolleranza a qualche alimento, se la causa non rientra in una specifica patologia”.

Quali sono le intolleranze più fre­quenti e come fare per distinguerle dalle allergie?
“Le intolleranze più frequenti sono ri­volte verso alimenti contenenti il nichel (frutta, legumi, verdura) a seguire il frumento e derivati, i prodotti lattiero caseari e i prodotti contenenti il lievito, Si diventa intolleranti, mentre allergi­ci si nasce. I sintomi di un’intolleran­za sono molto sfumati e dovuti ad un sovraccarico alimentare. I sintomi di un’allergia sono immediati, improvvisi e strettamente correlati ad una causa ben precisa”.

Come fare per scoprire la causa e so­prattutto la differenza tra le due ma­nifestazioni?
“Esiste da diversi anni e in più di 52 pa­esi del mondo, il test ALCAT, che per­mette di individuare gli alimenti causa di intolleranza. Tramite un prelievo di sangue, un’apparecchiatura dedicata esegue l’analisi degli alimenti che vo­gliamo studiare. In pratica il test valuta una reazione di tipo citotossica compu­terizzata, evidenziando il grado di reat­tività dal grado l al 3”.

Perché sono in aumento le intolle­ranze alimentari?
“Prima di tutto, una dieta monotona e particolarmente povera di sostanze fre­sche, alimenti genuini, ricchi di minera­li e vitamine, può favorire un deficit di enzimi digestivi, alterazione della flora batterica intestinale con le conseguenze sopra descritte. L’Istituto di Medicina Biologica di Milano (I.M.Bio.) da anni si dedica alla ricerca delle cause e le cure delle intolleranze alimentari, diretto proprio dal Prof Giuseppe Di Fede, uti­lizza la metodica ALCAT per la diagno­si clinica. Recenti lavori scientifici sono stati pubblicati su riviste specializzate come European Academy of Allergy and Clinical Immunology, il test AL­CAT è utilizzato presso l’Ospedale S. Matteo di Pavia, laboratorio di immu­noallergologia, che riportano i notevoli risultati ottenuti dopo il test Alcat (An­tigen leukocyte cellular antibody test) su patologie della pelle (dermatiti, eczemi, orticaria) ‘non IgE mediate’ (che si verificano cioè in assenza di anticorpi specifici, detti immunoglobuline E) e di­sturbi gastrointestinali”.

Cosa si deve fare dopo aver fatto il test ALCAT con la diagnosi di intol­leranza alimentare verso una specifi­ca famiglia alimentare, ad esempio il frumento o latticini?
“Il Medico o Biologo nutrizionista ela­borerà una dieta ad esclusione degli ali­menti riscontrati positivi al test Alcat, con la reintroduzione degli alimenti a rotazione, per cui ci saranno momenti di dieta privi degli alimenti intollerati e momenti di introduzione graduale di alcuni alimenti risultati positivi al test”. Sappiamo che alcuni test non con­venzionali sono utilizzati per indivi­duare le intolleranze alimentari.
“Il test citotossico eseguito su una goc­cia di sangue, il test sul capello, il test della prova da sforzo muscolare e i test bioelettronici sono poco attendibili e non riproducibili”.

Concludendo, da un’intolleranza alimen­tare si guarisce.


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9 April 2015 STAMPA

conosciamo le intolleranze

Prof. Di Fede, perchè Alcat Test è migliore del citotossico? qual’è la differenza?
Sono tutti e due test effettuati mediante prelievo di sangue, ma i risultati dell’Alcat Test sono effettuati da un robot e quindi secondo me più veritieri e sicuri

Il cibo risultato positivo al test va escluso per sempre? 
No! assolutamente ,la sospensione è al massimo (nel caso del Ramge Mpos) di un mese, poi bisogna fare una dieta simile allo svezzamento e reinserire l’alimento gradualmente.

Il disturbo per il quale sono venuto, quando reinserisco l’alimento incriminato ritorna? 
No, se si segue correttamente lo “svezzamento”, l’alimento risultato positivo è comunque sempre da non assumere tutti i giorni.

I test va ripetuto?
No, secondo me, solo quando vi è una positività all’oliva, per verificarne che sia solo un sovraccarico dell’organismo e non un’intolleranza all’olea europea.

Qual’è la differenza con una allergia?
L’allergia crea una reazione immediata dell’organismo, l’intolleranza può svilupparsi anche dopo giorni, mesi, poichè si evidenzia solo quando l’organismo supera il livello di soglia.

Ho fatto un milione di diete, ma senza risultati e ho deciso di fare anche questo perchè una mia amica ha avuto ottimi risultati, e so che era positiva alla Candida, cos’è e perchè ha avuto risultati?
La Candida è un fungo che se supera ilivelli standard dà pesantezza, gonfiore, cattiva digestione e soprattutto non aiuta a perdere peso, quindi bisogna innanzitutto negativizzarla prima di procedere alla dieta di rotazione.L’organismo non risponde perchè va in memoria e meno mangiamo, più va in accumulo di riserve.

seguendo il link potete vedere il Video: Intervista al Prof. Di Fede


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9 April 2015 STAMPA

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Questa è una bellissima intervista fatta al Prof. Giuseppe Di Fede pubblicata su Orizzonti.

«Sono nato a Piazza Armerina – dice sommessamente il dott. Giuseppe Di Fede – ma la mia famiglia è originaria di Aidone». Una città particolare, questo piccolo centro in provincia di Enna a quasi mille metri sul livello del mare; cinquemila abitanti, un centro storico bellissimo, una straordinaria terrazza che s`affaccia sulla Piana di Catania e su «Mungibeddu», il vulcano dei siciliani. Quello che quando è in eruzione dà sempre spettacolo di lava e lapilli. Nelle sere d`estate, dal belvedere di Aidone, l`Etna ce l`hai tra le mani. Sembra la testimonianza vivente di quanto autentiche siano quelle antiche stampe che raffigurano il monte  visto da lontano con alte fontane di fuoco rosso. Da Aidone, il piccolo Giuseppe Di Fede partì ancora bambino. «Mio padre, Aurelio, era il barbiere del paese – dice, con tenero affetto, il nostro –  mia madre, Graziella Pellegrino, era casalinga. Con la mia sorellina, Maria Rosa, vivevamo coi nonni materni, Maria Lauri e Sebastiano Pellegrino. La mia famiglia, assicurandomi un totale sostegno, mi ha permesso di imparare un mestiere e avere rispetto per gli altri».
La storia dunque parte da Aidone, da un barbiere che decide di dare una svolta alla sua vita ed alla sua famiglia. Che parte, come tanti partirono tra gli anni Sessanta e i Settanta, alla volta delle città industriali del Nord. Avrà pure deluso i suoi clienti più affezionati (e sì, in Sicilia il barbiere, il medico e il macellaio non si cambiano mai) ma il barbiere Aurelio Di Fede, con quella scelta, lanciò una freccia sul futuro, E questa freccia si chiama Giuseppe.
A Milano, Giuseppe conclude gli studi dell`obbligo e si iscrive ad un corso di odontotecnici, subito inizia a lavorare, mentre ancora frequenta il corso che lo qualificherà tecnico dentista; lavora di giorno e studia la notte. Ma Milano è una grande città e a Giuseppe, ancora adolescente, lo studio e il lavoro non bastano. Ci sono gli amici, c`è lo sport, si appassiona di karatè e vince: vince anche gare nazionali.
«Anche lo sport è stato importante per me – dice – mi ha dato sicurezza, autostima, determinazione e rispetto delle regole. Raggiungere un traguardo, avere degli obbiettivi, per me è stato ed è sempre importante. Anche i miei genitori lo hanno avuto: il loro traguardo siamo stati noi figli.  Così mi hanno trasmesso il senso del dovere e la necessità di porsi, nella vita, degli obbiettivi».
L`intervista di Orizzonti, fa fermare per qualche istante il ritmo frenetico del giovane medico, ormai milanese d`adozione, e lo fa tornare indietro nei ricordi. Una pausa dolce e salutare:
«Ho avuto poche occasioni per ritornare in Sicilia e rivedere i miei zii. Il tempo era poco davvero. Ma le volte che lo facevo, ricevevo un affetto forte come se fossi stato sempre in Sicilia, come se non fossi andato mai via».

leggi il seguito cliccando qui


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9 April 2015 STAMPA

Prof Di Fede Cosenza

Sabato 15 novembre 2014, a Cassano allo Ionio (Cosenza), si è tenuto “La genetica e la nutrizione al servizio della prevenzione: applicazioni in clinica medica”, il seminario organizzato dalla farmacia Maiuri di Lauropoli in collaborazione con Imgep – Istituto di Medicina Genetica e Preventiva di Milano, accreditato ECM da Akesios Group srl.
Genetica e nutrizione come strumenti di prevenzione oggi sono realtà. La nutrigenomica, infatti, si occupa proprio di studiare le correlazioni tra alimenti e modifiche del DNA al fine di ridurre il rischio di malattia caratteristico di ciascun individuo.
I differenti aspetti della relazione tra dieta e salute, con particolare riferimento alle ultime ricerche in nutrizione, intolleranze alimentari e medicina preventiva, sono stati gli argomenti chiave trattati durante l’incontro, che ha destato molto interesse tra i medici partecipanti e tra gli ospiti che hanno fatto visita al convegno. Tra questi, anche il sindaco di Cassano allo Ionio Gianni Papasso e il Senatore Fabio Rizzi, Presidente della III Commissione Sanità e politiche sociali Regione Lombardia venuto a salutare l’equipe di medici che lavorano in Lombardia e che stanno investendo nella formazione medica della Regione Calabria.
Durante il primo intervento, Il Prof. Giuseppe Di Fede – Direttore Sanitario I.M.Bio Istituto di Medicina Biologica Milano e Istituto Medicina Genetica Preventiva I.M.Ge.P Milano ha parlato di “Genetica preventiva, applicazioni cliniche: “La medicina preventiva, negli ultimi anni, ha compiuto passi da gigante: recenti scoperte hanno evidenziato fattori genetici in grado di caratterizzare la percentuale di rischio relativa alle più comuni patologie. In questo contesto la nutrigenomica assume un ruolo determinante in medicina preventiva. La possibilità di calcolare l’aumento di suscettibilità genetica individuale come fattore di rischio offre una possibilità terapeutica al medico mettendolo in grado di ridurre, o addirittura azzerare, il fattore di rischio. La correlazione tra il profilo genetico, la diagnostica di laboratorio, l’anamesi e la clinica, consente di definire una strategia di medicina preventiva passando attraverso la nutrizione, ponendo particolare attenzione alla ricerca di nuove intollerrnze alimentari attraverso la metodica Alcat.”

Dr Orlandoni

Il Dr. Daniele Orlandoni – Consulente di Medicina anti-aging , naturopata, collaboratore Imbio e Imgep ha parlato, invece,  di “Cortisolo e resistenza insulinica nell’età menopausale”:
“Lo stress è una componente fondamentale della nostra vita. Grazie agli studi di Selye giá negli anni 30, il legame tra carico stressorio e performance biologica ci consegna una visione dell’essere umano molto più complessa e densa di conseguenze tanto in termini di fisiologia che di biochimica. Imparare a gestire lo stress che dobbiamo affrontare ogni giorno significa essere in grado di gestire strategicamente le nostre risorse, intervenendo sia sui livelli di cortisolo (vero indicatore della nostra reattività adattativa) che sulle intolleranze alimentari misurate con metodica ALCAT, fonte alimentare di stress metabolico.”

Al seguente link, l’intervista alla Dott.ssa Paola Carassai, punto di riferimto di Imgep e Presidente Alcat Test Italia:
http://www.telecastrovillari.it/pollino-basilicata-calabria/salute/salute-e-prevenzione-convegno-a-cassano-allionio.html



9 April 2015 STAMPA

Venerdì alle 21,30, si parlerà anche di Alcat Test al talk show “Punti di Vista” di ètv Marche in onda su CANALE 12 ètv marche del digitale terrestre e in streaming su www.etvmarche.it
Intolleranze alimentari, alimentazione corretta, medicina preventiva, genetica e tanto altro.
Interverranno il Prof. Giuseppe Di Fede, la Dott.ssa Paola Carassai, Il Prof. Pierlugi Pompei, Il Dr. Spitoni Stefano.



9 April 2015 STAMPA

È opinione comune ritenere che la cellulite sia eminentemente un inestetismo (peraltro molto diffuso, visto che fa soffrire circa l’80 per cento delle donne), quando in verità si tratta di una vera e propria patologia, nella fattispecie del tessuto adiposo, definita pannicolopatia edemato-fibrosclerotica. Come ben sa chi mal la sopporta, essa si concentra prevalentemente all’esterno delle cosce (nella zona laterale del bacino), all’interno delle stesse e sui glutei, interessando il “pannicolo adiposo” che si trova fra il derma (lo strato di tessuto connettivo giusto sotto l’epidermide) e la parte muscolare. Il pannicolo ha una sua impalcatura di sostegno (il tessuto reticolare e il collagene) e una vascolarizzazione (denominata microcircolo) attraverso la quale il tessuto adiposo fornisce l’energia all’organismo o l’accumula sotto forma di grasso.
Per motivi diversi – stress, stipsi, fattori ereditari, fumo, sedentarietà, abuso di medicinali (pillola anticoncezionale), cause ormonali (per esempio un cattivo funzionamento della ghiandola tiroidea, o ipotiroidismo), disturbi del ciclo mestruale (come si verificano nella Sindrome dell’ovaio micropolicistico), ma soprattutto cattiva alimentazione –, la circolazione venosa e linfatica (vasi che trasportano scorie) può rallentare e dai capillari possono uscire sostanze che invece dovrebbero essere eliminate. Parte così il meccanismo iniziale di accumulo di liquidi (edema), che s’infiltra fra le cellule del pannicolo adiposo. Queste si allargano, peggiorando lo stato edematoso e nel contempo il tessuto di sostegno (collagene e fibre reticolari) reagisce cercando d’impedire che le cellule adipose si allontanino, ma causando così la produzione di capsule che impediscono a loro volta gli scambi ematici fra la “cellulite” e il resto dell’organismo.
I processi esposti possono essere distinti in 4 fasi che evolvono per grado di gravità. I primi due stadi possono essere rallentati o addirittura bloccati con l’attività fisica (e la corsa in particolare); nel terzo e quarto la consistente struttura fibrosa dei noduli rende tutto molto difficile. La corsa, quindi, è certamente da proporre come prevenzione e cura per i primi 2-3 stadi, insieme ad alcune semplice regole di alimentazione e qualche stratagemma nutri-cosmeceutico per sconfiggere o tenere sotto controllo la cellulite.

CORRI (FORTE) CHE TI PASSA
In verità il running non è, e non può essere, del tutto risolutivo. Un programma di attività deve prevedere almeno 3-4 sedute di allenamento divise in 3 sedute di corsa e una di tonificazione generale, ma soprattutto delle zone interessate alla cellulite. La corsa dev’essere affrontata secondo tabelle che prevedano la possibilità di migliorare le proprie caratteristiche fisico-organiche progressivamente e secondo le proprie caratteristiche e predisposizioni. Vanno sfatati alcuni miti: camminare invece di correre (vale solo nei casi di situazioni gravi, dove il carico sulle articolazioni è importante), oppure allenarsi sotto la soglia lattacida: si dimentica che l’acido lattico è un potentissimo vasodilatatore e stimola la produzione di mitocondri nella supercompensazione fisiologica. A torto si potrebbe pensare che la vasodilatazione da acido lattico potrebbe peggiorare la perdita di materiale vasale, perché nella prevenzione – e anche negli stadi 1 e 2 della cellulite – l’azione tonico-trofica della corsa sul circolo ematico è di gran lunga maggiore. Una limitazione nella produzione di acido lattico potrebbe valere nei primi momenti d’allenamento per soggetti con stadio 3 di cellulite. Quindi: progressione nell’allenamento e, nelle uscite, lasciare almeno un allenamento con corsa variata. L’allenamento di bonificazione dovrà interessare in maggior misura le parti interessate dalla cellulite, quindi con esercizi di adduzione (per i muscoli interni della coscia: 10 minuti) e abduzione (per glutei e laterali della coscia: 10 minuti), per il bicipite il femorale (posteriore della coscia: 10 minuti), per il quadricipite (10 minuti) e alla pressa (15 minuti). Meglio sarebbe utilizzare il circuit training, intervallando gli esercizi a con 10 minuti di cyclette, corsa leggera, step.

LA COSMETICA CHE AIUTA
Utilizzo d’integratori alimentari e interventi più prettamente cosmetici possono sovrapporsi e migliorare i risultati che si possono ottenere con la corsa e l’alimentazione (vedi Occhio a ciò che mangi nel box sotto). Certamente la possibilità d’intervenire in modo coordinato in-out consente di ottenere risultati apprezzabili nella lotta contro l’inestetismo in questione, ma non bisogna dimenticare che la cellulite è anche pelle a buccia d’arancia, colore dell’incarnato, pelle asfittica, condizioni che possono migliorare molto anche con interventi cosmetici. La maggior parte degli attivatori metabolici che stimolano la lipolisi si trovano in integratori alimentari: guaranà, arancio amaro, mate, caffeina e tè verde possono attivare preventivamente l’attività lipolitica rispetto alla corsa e quindi si possono ottenere risultati sinergici.
Un effetto simile si può ottenere anche con l’applicazione topica di una crema anticellulite prima di correre. Integratori ad uso sistemico possono contenere principi fitoterapici ad azione diuretica come l’orthosiphon stamineus, che per la presenza di sinenstesina determina un effetto drenante e andiedematoso, o altri estratti come la centella asiatica e l’ippocastano che producono benefici effetti sulla tonicità dei vasi sanguigni.
Da evitare l’uso d’integratori a base di fucus vesciculosus, soprattutto in soggetti a rischio d’infiammazioni tiroidee: anche una tiroide “normale” può andare incontro, “caricandola” eccessivamente di iodio, a fenomeni di flogosi cronica.
In sostanza una corretta alimentazione, integrata quando ce ne sia la necessità da una ragionata supplementazione e unita a un corretto programma di corsa, magari anche questo integrato da qualche seduta con i pesi in palestra, potranno aiutare le donne, in maniera ragionevole e soprattutto a basso costo, a prevenire e, nei primi stadi, anche a curare il più diffuso inestetismo che le colpisce.

Se corri e ti nutri nel modo giusto la guerra alla cellulite non è persa in partenza – di Fulvio Marzatico, pubblicato su Runnersworld.it 


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9 April 2015 STAMPA

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Pubblicato Su “Viversani e belli”
Sono asmatica e allergica al nichel. Vorrei dimagrire ma non ho ancora trovato la dieta giusta cosa mi consiglia? Risponde il Dott. Giacomo Fiori, Dietologo a Milano


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9 April 2015 STAMPA

SEC
Il cibo è fonte naturale di giovamento per la salute. Eppure, pochi lo sanno e lo riconoscono.
Gli effetti “farmacologici” del cibo sull’organismo, sono un antico argomento. È invece storia dei giorni nostri l’aumento dei casi di intolleranze alimentari documentato dal numero sempre crescente di persone che si rivolgono ai dietologi e specialisti lamentando sintomi clinici differenti, ma riconducibili, spesso, all’assunzione di determinate sostanze alimentari.

Articolo pubblicato su “Slow Economy” – maggio/giugno 2014
A cura del Dott. Giuseppe Di Fede



9 April 2015 STAMPA

Su “Italia a Tavola” si parla d’intolleraza al lattosio insieme a alla D.ssa Rosa Sica – Nutrizionista Alcat Test e Tiziana Colombo!
L’incapacità dell’intestino di scindere il lattosio in due zuccheri semplici genera l’intolleranza al lattosio, che si manifesta con disturbi gastro-intestinali (nausea, gonfiore) o extra-intestinali (stanchezza). In collaborazione con la Dott.ssa Rosa Sica, nutrizionista specializzata in Scienza dell’alimentazione, collaboratrice dell’istituto di Medicina genetica preventiva di Milano (Imgep) vogliamo spiegare cos’è il lattosio, quali sono i sintomi dell’intolleranza al lattosio e a cosa comporta il deficit di lattasi.

Il lattosio è uno zucchero disaccaride, presente nel latte (di vacca, di capra, di asina oltre che nel latte materno). I disaccaridi sono zuccheri complessi, poiché sono formati da due molecole e il nostro organismo non può digerirli così come sono, pertanto necessita di uno specifico enzima, per ogni disaccaride, che sia in grado di scindere questi zuccheri in molecole semplici (monosaccaridi). L’intolleranza al lattosio è l’incapacità dell’intestino di scindere il lattosio, in due zuccheri semplici: glucosio e galattosio che sono assorbibili dall’intestino. Tale incapacità è dovuta alla mancanza totale o parziale di un enzima (lattasi) che si trova a livello della superficie delle cellule che rivestono l’intestino.

Sintomi

Il lattosio che rimane nel lume intestinale senza essere digerito, viene fermentato dalla flora batterica presente nell’intestino stesso con produzione di gas e acidi grassi a catena corta, provocando sintomi gastro-intestinali quali nausea, gonfiore addominale, meteorismo, alitosi, dolori addominali di tipo crampiforme, diarrea o stipsi.
La maggior parte delle persone sono intolleranti al lattosio senza rendersene conto. Si parte dal presupposto, infatti, che le intolleranze si manifestino esclusivamente con sintomi gastro-intestinali. In realtà le intolleranze si possono manifestare anche con sintomi extra-intestinali e aspecifici come stanchezza, insufficienza respiratoria, calo della vista, dolori articolari, perdita di memoria e molto altro.



Deficit di lattasi
La lattasi è una proteina adibita alla digestione del lattosio, nel caso in cui si verifichi un deficit di lattasi, digerire il lattosio diventa molto complicato. Esistono tre tipi di deficit di lattasi: il primo legato a un deficit congenito di lattasi, più raro; il secondo, più frequente, consiste nella progressiva perdita dell’attività di questo enzima che si manifesta con incidenza crescente dall’età prescolare a quella adulta; il terzo legato a danno della mucosa intestinale (deficit secondario di lattasi) che si manifesta in seguito a gastroenteriti, celiachia, morbo di Crohn, terapie farmacologiche o interventi chirurgici.

Pubblicato su:
http://www.italiaatavola.net/articolo.aspx?id=34374



9 April 2015 STAMPA

L’introduzione di cibo genera una serie di reazioni metaboliche, che hanno come evento finale la produzione di energia. A volte, alcuni alimento possono non essere tollerati dall’organismo, causando una risposta immunitaria anomala, nei confronti dell’alimento introdotto.
Nonostante spesso si faccia confusione tra intolleranza ed allergia è utile definire che i due meccanismi sono nettamente distinti soprattutto a livello molecolare. Nelle reazioni allergiche, la causa e imputata alla produzione anomala di immunoglobuline E (IgE). Alcune parti degli alimenti, chiamati allergeni, penetrano nell’organismo, dove vengono catturati dai macrofagi come sostanze estranee da combattere. Questo comporta l’attivazione di una particolare tipo di anticorpi, i linfociti B, i quali stimolano la produzione di IgE specifiche contro l’allergene ingerito. Queste si legano ad un’altra cellula del sistema immunitario, il mastocita, cosicchè ogni qual volta l’individuo entra a contatto con l’alimento contenente l’allergene, viene attivata la produzione di istamina, generando la reazione allergica. Le allergie, come è noto per chi ne soffre, i sintomi compaiono entro poco tempo dall’assunzione dell’alimento non tollerato o allergizzante. Nel 1991 il Prof. A. P. Kaplan identifica sulla rivista International Academy of Allergy and Clinical immunology per la prima volta il concetto di intolleranze alimentari: reazioni avverse agli alimenti non di tipo IgE mediato.
E’ fondamentale però considerare che le intolleranze alimentari si distinguono in metaboliche e infiammazioni alimentari. Le prime nascono da carenza, o totale assenza di enzimi impiegati nelle normali funzioni metaboliche dell’organismo. Ne sono un esempio l’intolleranza al lattosio, il favismo, l’intolleranza al glucosio. Si tratta di condizioni irreversibili, permamenti per tutta la vita. La terapia consiste nell’esclusione degli alimenti intollerati. Le infiammazioni alimentari, invece, prevedono la produzione di immunoglobuline G (IgG), attivazione dei Granulociti Neutrofili, i guardiani o sentinelle immunitarie, che vigilano su cosa potrebbe essere “pericoloso” per l’organismo. La loro attivazione è dose dipendente, in pratica un eccesso di presenza di alimenti che introduciamo frequentemente, loro si attivano, dando il via ad una reazione infiammatoria. I sintomi si manifestano dopo alcune ore dall’assunzione dell’alimento in tollerato oppure anche dopo alcuni giorni. La sintomatologia da intolleranza alimentare (infiammazione) è piuttosto vasta ed in grado di coinvolgere differenti apparati. Riniti, sinusiti, tosse, coliti, gonfiori, stipsi, diarrea, gastriti, prostatiti, crampi, dolori ossei e muscolari, eczemi, acne sono solo alcuni dei sintomi.
Un aumento della permeabilità intestinale sembrerebbe secondo alcuni studi, uno dei meccanismi possibili in grado di identificare la patogenesi da intolleranza. L’intestino, infatti, non è solo importante per l’assorbimento delle sostanze nutritive, ma anche perché agisce da filtro, per la prevenzione di molte patologie. La non selezione intestinale e l’avvio di reazioni immunitarie volte a bloccare le sostanze indesiderate penetrate permette lo sviluppo di anticorpi che si dispongono lungo la parete intestinale, in modo tale da proteggerlo da una eventuale reintroduzione. I differenti gradi di sintomatologia dipenderanno infatti dalla velocità con la quale verrà serrata la permeabilità intestinale e dalla predisposizione e/o tendenza dell’individuo a sviluppare reazioni immunologiche avverse agli antigeni alimentari.
Il concetto di intolleranza rimanda infatti ad una graduale intossicazione ripetuta nel tempo, che si verifica sintomatologicamente nel momento in cui viene oltrepassata la soglia di tolleranza.

Con la Dieta a Rotazione ho ritrovato il benessereLa Testimonianza di Tiziana Colombo, food blogger per passione, intollerante a nichel e lattosio.
Se siete costretti a cambiare la vostra alimentazione perchè di punto in bianco scoprite di essere intolleranti non vi basterà solo la forza di volontà per farcela. Qualsiasi intolleranza crea disagio e non è facile cambiare il proprio stile di vita. Avrete molte tentazioni e ogni pretesto sarà buono per farvi cadere. Le abitudini sono difficili da cambiare e forse riuscirete ad ingannare gli altri ma sicuramente non voi stessi. Vi verranno in mente pensieri del tipo: “In famiglia non mi capiscono”, “Fuori casa è impossibile stare in riga, ricomincerò al ritorno dal viaggio”, “Ma con questa dieta non posso mangiare più niente”, “Preparare piatti diversi per la cena è troppo impegnativo!” e questi “ritornelli” vi impediranno di modificare le vostre abitudini e quindi di riscoprire salute e benessere.
Meglio trovare il modo per trasformare il vostro “limite” in un gioco e sicuramente tutto vi sembrerà più facile. Tutto s’impara nella vita! Ovviamente all’inizio meglio farsi dei promemoria e delle tabelle con l’elenco dei cibi concessi e vietati. Al supermercato perderete un po’ di tempo a leggere le etichette degli ingredienti, ma via via che passeranno i giorni conoscerete a memoria tutti i prodotti che potete consumare senza pericolo.
Scoprirete nuovi sapori, nuovi alimenti fino a ieri sconosciuti come quìnoa, miglio, grano saraceno, castagne e amaranto,canapa e nuove bevande alternative al latte. Scoprirete un mondo nuovo e in men che non si dica vi adatterete e non sarà più una strada in salita. Comincerete a stare meglio e il tutto vi verrà automatico.
I primi tempi stilatevi un menu’ settimanale dove programmerete cosa consumare a colazione e cosa cucinare per pranzo e cena. In questo modo, almeno inizialmente, sarà piu facile e ciò vi servirà anche quando andrete a fare la spesa.
Ci sono piatti che con pochi accorgimenti potete continuare a mangiare. Ad esempio le lasagne, cambiando la besciamella, usando una lasagna di farina di riso e un ragù bianco verrà ottima comunque! Ricordatevi che si tratta di sostituire alcuni cibi con altri e non di “privazione”. Credetemi, sperimentare un’alimentazione diversa vi darà molto di più di quanto possiate immaginare. Per i primi mesi raccogliete in un libricino le ricette dei piatti che vi preparate e aiutatevi con Internet, di “ricette senza senza”, come le chiamo io, oramai ce ne sono molte. Parlate della vostra intolleranza con amici e familiari e fatevi dare consigli su nuovi piatti da cucinare. Bevete molto tra i pasti e cercate di fare attività fisica all’aria aperta. Sono piccoli accorgimenti che aiutano l’eliminazione delle tossine.
La dieta a rotazione, ottima soluzione nel caso di intolleranze, prevede giorni di “dieta libera” durante i quali è possibile consumare tutti gli alimenti indistintamente e quindi approfittare per mangiare il piatto che piu vi manca. I risultati della dieta a rotazione non saranno immediati e durante le prime settimane qualche piccolo disturbo “da astinenza” (diarrea, prurito, asma, foruncoli, emicrania) potrebbe presentarsi.
Nel mio caso, dopo due settimane di dieta a rotazione e in particolare eliminando la patata, ho cominciato ad avvertire alcuni sintomi da “astinenza”. Le persone a me più vicine mi hanno fatto notare: nervosismo, depressione, stanchezza, irritabilità, aggressività, sonno disturbato, comparsa di vecchi sintomi, ecc. Ci sono volute altre due settimane durante le quali avrei voluto rinunciare a portare a termine questo percorso prima di apprezzare gli sforzi fatti e abituarmi alla nuova alimentazione. Sono andata avanti perchè ho visto i risultati sulla bilancia, dormivo meglio e non dovevo correre in bagno 10 volte al giorno.
La dieta doveva andare avanti 3 mesi in realtà ho proseguito con le nuove regole per almeno 6 mesi prima di poter dire: ci sono riuscita! Ho ritrovato il benessere, perso dei chili, non mi sento più gonfia, ho smesso di assumere cortisone e se proprio devo essere sincera fino in fondo, mi sento bene con me stessa. Ora sono consapevole di cio’ che mangio e sono perfettamente in grado di percepire anche il minimo segnale di allarme che il mio corpo mi lancia. Ogni tanto mi concedo uno strappo alle regole ma so che nei giorni successivi devo tornare ad osservare una dieta priva degli alimenti non tollerati. Mi sono resa anche conto che ci sono alimenti che proprio non riesco ad assumere senza tornare ad avere disturbi per cui horinunciato definitivamente a metterli in tavola.

Dossier Intolleranze alimentari pubblicato su VERO salute n°5 maggio 2014
Prof Giuseppe Di Fede – Direttore Sanitario di IMBIO e IMGEP



9 April 2015 STAMPA

ALCAT Test per raggiungere l’obiettivo. Dagli atleti professionisti ai Ceo.

La diagnosi delle intolleranze alimentari con Alcat test e la corretta impostazione di una dieta adeguata, oltre a migliorare lo stato di benessere e salute generale, permette di aumentare l’energia, aiutare a perdere peso, ridurre il tempo di recupero dopo l’esercizio, migliorare il sonno e generare molti altri vantaggi. Alcat è uno strumento prezioso per gli atleti ma anche per chi, per lavoro, tra una riunione e l’altra, ha bisogno di molta energia e concentrazione.

Articolo pubblicato nella nota rivista statunitense “Bloomberg”.
I hate needles. Which is why I look away while a lab technician inserts one into my arm and draws four vials of blood. I’m not sick or injured. I’m not getting pricked on doctor’s orders. I’m taking an $800 elective blood test that will determine whether I have food allergies that could be compromising my physical fitness and overall good health. The antigen leukocyte cellular antibody test, or Alcat, purportedly determines which foods provoke your body’s immune system so that you can make dietary changes to avoid them, Bloomberg Pursuits will report in its Spring 2014 issue. In all, my blood samples will be exposed to 320 of the most common antigens, including many foods, food additives and molds. The test will reveal how my white blood cells mobilize in response to each antigen; the faster the cells gather, the greater my sensitivity. Ultimately, the results will rank everything from apples to zucchini along a spectrum of intolerance: severe, moderate and mild. (The symptoms of food intolerance can include gastrointestinal discomfort, fatigue, fluctuating weight and other ailments.)
Modifying my diet based on these findings could potentially boost my energy, help me lose weight, shorten my recovery time after exercise, improve my sleep and produce many other benefits besides.

Professional Athletes
Although it’s reasonable to be skeptical — when it comes to performance enhancement, “this test is of unproven diagnostic efficacy,” cautions Phil Lieberman, an immunologist at the University of Tennessee College of Medicine — dozens of professional athletes swear by such food-sensitivity tests.
Last season, David Ortiz, the Boston Red Sox’s designated hitter, revealed he’d dropped 20 pounds in two months based on an Alcat-dictated diet, which forbade chicken, grouper and shrimp. Likewise, Colorado Rockies first baseman Justin Morneau lost 14 pounds in a month last year after cutting out dairy, gluten and sugars. Most famously, National Basketball Association all-star Steve Nash first adopted his so-called secret diet around 2009 in response to his Alcat results, which identified an intolerance to dairy, gluten, onions, tomatoes and wheat. “I can take someone who feels at the top of his game, eliminate his food intolerances and take him to that next level,” says Suneil Jain, a doctor of naturopathic medicine who administered Nash’s Alcat.
Jain’s client roster — which includes Dallas Mavericks forward Dirk Nowitzki and Arizona Cardinals quarterback Carson Palmer — extends beyond athletes.

Weekend Warriors
“We see a lot of CEOs and weekend warriors: people who want to look their best, feel their best and perform their best,” Jain says.
“Some of my best success stories are with professional men,” says health coach Linda Partida, who ordered my Alcat and runs her Linda Living practice out of Windsor, California. “It’s important for them to be on point. Whether they’re in meetings or giving presentations, they need energy and focus. They’re business athletes.”
“Your physician will only look to see if you are sick; we are looking to see if you’re optimizing to prevent or delay an event in the future,” says Gil Blander, co-founder of InsideTracker, a Cambridge, Massachusetts–based startup with a blood test and Web-based analysis tool developed by researchers from Harvard University, the Massachusetts Institute of Technology and Tufts University.

Metabolic Panel
Unlike a basic metabolic panel — a routine blood test administered by physicians — InsideTracker’s tests go beyond familiar stats such as cholesterol. The company measures up to 30 biomarkers, including cortisol, ferritin and creatine kinase, which, respectively, reveal a person’s levels of stress and iron and whether he or she is overtraining.
After factoring in a person’s age, ethnicity, gender and level of physical activity, InsideTracker — which has been used by major league pitchers, pro marathoners and Olympic cyclists – – provides each customer with personalized dietary recommendations. Follow-up testing tracks whether those changes are working.
“I look at it as the balance sheet for my own body,” says Panos Panay, a 41-year-old entrepreneur whose InsideTracker results suggested he was overexercising, consuming too much caffeine and not eating enough nuts and seeds. “If I make more investments over here, what happens?”

Dietary Changes
After he implemented a few dietary and lifestyle changes, his second test showed his numbers had improved. “I’m not a bodybuilder,” says Panay, whose band-booking website, Sonicbids Corp., was acquired for an estimated $15 million in 2013. “A lot of my motivation was, how can I perform better at work?” The week after my Alcat blood draw, Partida e-mails me a five-page PDF with my results.
“It could be a whole lot worse,” she tells me when we consult via phone.
Turns out I have a severe intolerance to green peas, lima beans, rooibos tea and pumpkin, none of which is disheartening – – particularly the pumpkin, as I’ve been politely tolerating my wife’s pumpkin pie for years. The bad news is, I have a moderate intolerance to gluten, which is in beer and just about all of my favorite foods, including pizza. Partida suggests forgoing everything with gluten for three to four months before reintroducing them, one at a time. The idea is to “eat clean” and monitor my response as each food is factored back in. As she starts spelling out how to handle the 26 (!) foods on my mild-intolerance list, I’m not ashamed to say, I begin to waffle.

‘Recommendations’
“You may not follow the recommendations to the letter,” Partida allows. “How you use the information depends on what you want to get out of it. If you’re trying to shave five minutes off your marathon time, it could make all the difference.”
No one is paying me to perform like Steve Nash. Then again, I wouldn’t mind sleeping better or dropping a few pounds. If making changes here and there might help, why not? At the very least, I can kiss that pumpkin pie goodbye.


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9 April 2015 STAMPA

DB

Irritabile, stanco, svogliato. A scuola e in casa. Quando tuo figlio è così non basta pensare che sia il cambio di stagione. Le cause sono molte: dallo stress da “supergioco” al cibo spazzatura. Oppure si può trattare di una vera e propria intolleranza.

Articolo pubblicato su Dimensione Benessere – marzo 2014



9 April 2015 STAMPA

Di fronte ad un caso di intolleranza alimentare, gli specialisti spesso affrontano il problema a livello sintomatico prescrivendo farmaci contro i disturbi. Il test Alcat invece permette di individuare la causa specifica In alcuni momenti della nostra vita, può succedere di non essere particolarmente in forma, o di avere dei disturbi di non chiara identificazione e classificazione. Talvolta può essere una stanchezza cronica che ci accompagna per lungi periodi e che non ci permette di svolgere le quotidiane attività lavorative e sociali, dolori di pancia accompagnati da un intestino pigro o talvolta colitico, una cefalea ricorrente e un senso di pesantezza allo stomaco. Alcuni soffrono di problemi legati alla pelle, dalla dermatite all’eczema, pruriti o addirittura psoriasi, che compaiono improvvisamente ad un’età anche avanzata e non avendone mai sofferto in passato. Probabilmente abbiamo una problematica di tipo alimentare, che andrebbe indagata e affrontata. Gli specialisti a cui ci si rivolge affrontano di frequente il problema dal punto di vista sintomatico, cercando una terapia per “sedare” il sintomo, ma spesso si tralascia la possibilità di andare a cercare la causa del problema. Che fare allora in questi casi? Non rimane altro da dire al paziente se non che si potrebbe trattare di un disturbo legato alla somatizzazione d’ansia, allo stress o ad un problema di tipo psicosomatico?

Io ho risolto il problema delle mie intolleranze alimentari presso l’Istituto di Medicina Biologica di Milano. Questo istituto, il cui direttore sanitario è il prof. Giuseppe Di Fede, affronta questo tema da oltre un ventennio, ha un’esperienza notevole in materia trattando migliaia di casi e può creare delle casistiche di tutto rispetto.

In tutti i convegni e seminari che oramai seguo regolarmente e leggendo i lavori scientifici che vengono pubblicati su riviste specializzate come European Academy of Allergy and Clinical Immunology, sento parlare dei protocolli di ricerca condotti dall’Ospedale S. Matteo di Pavia, laboratorio di immunoallergologia, che riportano i notevoli risultati ottenuti dopo il test Alcat (Antigen leukocyte cellular antibody test) su patologie della pelle (dermatiti, eczemi, orticaria) “non IgE mediate” (che si verificano cioè in assenza di anticorpi specifici, detti immunoglobuline E) e disturbi gastrointestinali. Altri studi sono ancora in corso, con protocolli di valutazione su altre patologie legate alle sensibilità alimentari.

Il sistema di analisi Alcat valuta la reazione del sistema immunitario innato, attivo nelle reazioni di difesa contro antigeni di origine batterica, virale, micotica e frammenti proteici alimentari. La via di attivazione innesca un processo infiammatorio silente che nel tempo porta ad una serie di disturbi correlati con gli organi che sono più vulnerabili individualmente. Se persiste la situazione infiammatoria, si attivano una serie di meccanismi di difesa che coinvolgono le cellule del sistema immunitario contro gli estratti alimentari, generando reazioni da intolleranza con i sintomi classici sopra descritti. Da almeno 20 anni, il test Alcat è utilizzato nel campo delle intolleranze alimentari. I pazienti sottoposti al test sono persone che non hanno trovato risposte nei test tradizionali, con sintomatologia che non trova sollievo se non con una terapia farmacologica che a volte sono costretti a seguire per diversi anni. La dieta ad esclusione degli alimenti riscontrati positivi al test Alcat, impostata dal nutrizionista specializzato, con la reintroduzione degli alimenti a rotazione, ha portato al miglioramento di sintomi gastrointestinali e dermatologici a volte presenti da diversi anni, come si evince dagli studi condotti dall’Università di Pavia.

Si può quindi affermare ancora una volta che la medicina tradizionale non ha le risposte a tutti i quesiti. Il test Alcat tenta di dare una risposta in questo campo, dove ancora c’è molto da scoprire.

Di Tiziana Colombo – Pubblicato su “Italia a Tavola”.



9 April 2015 STAMPA

La celiachia è un’intolleranza permanente al glutine, un complesso proteico presente in alcuni cereali quali frumento, avena, segale, orzo, farro, spelta, grano khoarsan (meglio conosciuto come kamut), triticale. In Italia ci sono 135 mila celiaci diagnosticati, ma si stima che ci sia un soggetto ogni 100 persone. Perciò i celiaci italiani sarebbero circa 600 mila e ogni anno viene riscontrata la malattia in circa 10 mila persone, le donne quasi il doppio degli uomini.

Ma celiaci si nasce o si diventa?
«La celiachia è una condizione di intolleranza al glutine geneticamente determinata. Cioè si nasce predisposti», spiega il professor Giuseppe Di Fede, specialista in Nutrizione e Dietetica Clinica, docente presso l’Università di Pavia del master in nutrizione Umana,Nutrigenomica e Nutraceutica. «Questa condizione si può presentare già nei primi anni di vita, ma spesso la diagnosi viene fatta anche a 50 o 60 anni».

Come può accadere di scoprire soltanto da adulti di essere celiaci?
«Ci sono forme subdole di questa intolleranza. Chi ne è affetto non ha tutti i geni che corrispondono alla celiachia, ma solo ma solo una parte che si attiva continuando a mangiare gli alimenti che la provocano. Perciò in alcuni casi la manifestazione è più tardiva. Ma l’intolleranza potrebbe anche non esplodere mai».

Come ci si accorge che una persona ne è affetta?
«I sintomi più frequenti sono anemia, stanchezza cronica, pancia gonfia. Ma anche cattiva digestione, intestino stitico o colitico, bassa statura, alopecia. Altri sintomi sono dermatite secca,pruriginosa, erpetiforme. Ci possono essere atteggiamenti mentali come sonnolenza,distrazione o ipercinesi. I bambini che faticano in maniera patologica a crescere sono sospetti».

Quando si manifestano queste problematiche,una mamma come fa a capire che si tratta di celiachia?
«Di solito la mamma si accorge che il figlio cresce poco, è disattento, magro, che l’intestino è gonfio e la pelle pallida. Lo porta dal medico e si fanno gli esami del sangue. Però quelli tradizionali non bastano, occorre cercare gli anticorpi specifici contro il glutine che si producono geneticamente.E questo non è un esame di routine. Perciò se il medico non li prescrive, la malattia va avanti e la situazione peggiora».

Quando si scoprono gli anticorpi che cosa succede?
«Bisogna compiere un esame di approfondimento,che è la gastroscopia con prelievo della mucosa intestinale. Solo questo è l’esame che dà la diagnosi certa di celiachia».

Si guarisce? 
«La celiachia è una condizione permanente. La mucosa gastrica guarisce solo con una dieta priva di glutine. Che bisogna mantenere per tutta la vita».

Come mai in Italia, il paese della pasta, i celiaci aumentano?
«Vent’anni fa era una condizione di una persona ogni 750 circa, oggi di una ogni 100-150. La nostra alimentazione è cambiata, mangiamo un glutine più ricco di proteine, quindi la mucosa viene maggiormente stimolata. Poi, ma questa è una mia supposizione, le farine che consumiamo non sono “nostre”, la maggior parte la importiamo. Quindi assumiamo un glutine diverso da quello che i nostri geni sono abituati a digerire».

Ora in molti mangiano i cibi per celiaci ritenendo che facciano dimagrire, è così?
«No, non fanno dimagrire». l corrispondono alla celiachia, ma solo una parte che si attiva continuando a mangiare gli alimenti che la provocano. Perciò in alcuni casi la manifestazione è più tardiva. Ma l’intolleranza potrebbe anche non esplodere mai».

Intervista al prof. Giuseppe Di Fede, pubblicata sul settimanale GENTE n°4 – gennaio 2014.



9 April 2015 STAMPA

E’ un periodo che si sente continuamente parlare di intolleranze ….che cosa sono le intolleranze e che differenze ci sono con le allergie?
Per intolleranza alimentare si intende una reazione avversa dell’organismo verso alcuni alimenti o additivi, conservanti alimentari, lenta nel tempo e che può coinvolgere diverse parti dell’organismo come intestino, stomaco, pelle, vie urinarie, fino a compromettere, in certi casi le comuni attività lavorative e sociali. Basti pensare a chi soffre di colite, su base alimentare, come possa essere influenzata la giornata lavorativa.
La differenza tra allergie e intolleranze alimentari consiste per l’allergia, in una reazione immediata dopo aver ingerito un alimento, (esempio mangio una fragola e ho un immediata reazione con bolle sulla pelle, orticaria, edema delle labbra, per citarne alcune).
Per l’intolleranza invece, come abbiamo detto, si intende una reazione avversa più prolungata nel tempo verso un alimento o ad un gruppo di alimenti che posso appartenere alla stessa famiglia alimentare ( ad esempio le solanacee: pomodoro, patata, peperone e melanzana ) lenta nel tempo e soggetta ad accumulo con introduzione frequente anche giornaliero del cibo o dei cibi intollerati. Essa, può dare continuamente sintomi vari e a volte silenti, mentre certe volte con chiari sintomi di malessere come coliti, stipsi, cefalea, mal di stomaco, dermatiti, e cistiti o candidosi ricorrenti.

Quali analisi si possono fare per arrivare ad una diagnosi di intolleranza alimentare?
Le allergie alimentari si possono testare con i Rast degli alimenti.
Per le intolleranze alimentari, purtroppo, c’è molta confusione, in quanto i test per la ricerca delle intolleranze alimentari oramai le fanno tutti dalla farmacia alla erboristeria…..con mezzi a dir poco fantasiosi senza dare un servizio concreto e serio all’utente che del tutto sprovveduto, accetta l’esito del test eseguito e nella maggioranza dei casi, non ricevono delle spiegazioni adeguate al risultato, generando delle serie problematiche di gestione dell’alimentazione.
Un solo test è riconosciuto sia come metodica di analisi che per gli estratti alimentari, ed è il test ALCAT.
Il test ALCAT è l’unico test riconosciuto dalla Food and Drug Amministration Americana che come ben sanno tutti è l’unico ente che riconosce sia i test che rispondono a requisiti particolari e non solo il test è riconosciuto ma anche l’apparecchiatura che esegue l’analisi. ALCAT e’ un test citotossico automatizzato, si effettua con una macchina da laboratorio dedicata e si esegue con un comune prelievo di sangue venoso.
La possibilità di eseguire i test su alimenti, conservanti, additivi, funghi e muffe, offre un certo vantaggio nella indagine diagnostica, una volta che i test tradizionali non hanno dato la risposta al problema clinico. ALCAT esiste da oltre 15 anni, e si effettua in 52 paesi del mondo.

Quali sono le maggiori intolleranze che riscontrate negli ultimi tempi?
Da una nostra ricerca, risulta che almeno un terzo delle persone da noi visitate è intollerante al frumento e/o al glutine, le altre si divid ono in intolleranza al latte e derivati e una parte consistente, risulta intollerante al nichel.
Vorrei ricordare che ci possono essere alcune condizioni cliniche croniche e gravi, come le patologie renali, che necessitano di un adeguato inquadramento nutrizionale, per evitare di non trascurare alimenti importanti per la salute ed evitare invece quelli che potrebbero aggravare la malattia cronica.
Recentemente e’ stato sollevato un quesito riguardo la Sindrome Nefrosica, collegata con la reazione eccessiva di un certo tipo di anticorpi, i Linfociti T Citotossici ( precisamente Gamma e Delta ) che sono attivati dalle proteine del glutine, scatenando una reazione auto immune che potenzialmente può danneggiare le strutture renali.
Esiste la possibilità di valutare una predisposizione individuale verso il glutine tramite un’analisi genetica. Uno spazzolino dedicato, strofinato all’interno della guancia, raccoglie un gran numero di cellule dalle quali si può estrarre il DNA per analizzarlo.
Ricevuto l’esito del test genetico, il medico o il biologo nutrizionista è in grado di suggerire una dieta corretta e adeguata al problema di salute. Una sana alimentazione, meglio se studiata in base al profilo nutrizionale evidenziato da un test sulle intolleranze o sul glutine, consente di non avere frequenti recidive di malattia e un maggiore recupero in caso di ricadute.

Quali sono gli alimenti da evitare quando si assume cortisone e/o immunosoppressori e quali le integrazioni consigliate?
La sindrome nefrosica è un quadro patologico caratterizzato da anormale perdita di proteine dai glomeruli renali con conseguenti edemi corporei. La terapia fondamentale di questa sindrome è con steroidi, capaci di controllare la patologia in un elevato numero di casi; tuttavia sia per ridurre gli effetti negativi della terapia steroidea sia per correggere le alterazioni metaboliche associate è sicuramente importante un adeguato regime dietetico il cui scopo è:
• limitare l’assunzione di sale,
• ripristinare le perdite proteiche
• controllare il metabolismo dei grassi e degli zuccheri
• controllare il metabolismo del calcio

In altre parole una alimentazione adeguata oltre a contrastare gli inevitabili effetti collaterali della terapia steroidea soprattutto se prolungata; è in grado di incidere in maniera molto significativa sulla sintomatologia e sull’evoluzione della patologia, aspetto particolarmente importante nell’età pediatrica.
Oltre alle consuete regole generali, ormai note a chi assiste un bambino affetto da sindrome nefrosica, esiste la possibilità di sottoporsi ad alcuni esami di laboratorio molecolari e genetici, in grado di contribuire a personalizzare il regime alimentare.
La nostra esperienza, mi porta a segnalare la frequenza di riscontro ai nostri test di intolleranza alimentare al frumento e derivati del grano e glutine, in secondo luogo ai latticini di origine vaccina e alle leguminose ma in minor parte.
E’ necessario che una volta avviato il programma nutrizionale personalizzato, il medico o biologico nutrizionista, deve adattare il programma alimentare in base al risultato degli esami.
Una condizione da evitare è quella di assumere alimenti acidi e favorire alimenti basici.
I cereali sono acidi, i latticini creano acidosi. Il carico di acidi e basici va corretto spesso per evitare ricadute ed effetti collaterali dalle terapie immunosoppressive.
Favorire le verdure di stagione e la frutta ad ogni pasto.
I cereali, sono considerati alimenti che tendono ad abbassare il pH del sangue, quindi si possono mangiare ma stando attenti a non mangiare sempre lo stesso tipo, una variazione della tipologia di cereale e anche della marca, permette di non diventare “intolleranti” . Altri alimenti che tendono ad acidificare il pH sono i latticini e tutti i derivati lattiero caseari bovini, meno acidi, ma non troppo, sono i derivati di capra e pecora. Un vecchio detto indiano, recitava pressappoco così “nessuna medicina è efficace, se non accompagnata da una sana alimentazione”.

Prof. Giuseppe Di Fede
Medico Chirurgo
Dir. sanitario Istituto di Medicina Biologica I.M.Bio.
Dir. Sanitario Istituto di Medicina Genetica Preventiva Personalizzata I.M.Ge.P.
Spec. nutrizione e dietetica clinica
Medicina preventiva e genetica
Vice Presidente A.R.T.O.I. ( Associazione Ricerca Terapie Oncologiche Integrate )
Docente Univ. Pavia, nel Master in Nutrizione Umana e Master in Nutraceutica e Nutrigenomica

Pubblicato sul sito di “ASNIT ONLUS” – Associazione Sindrome Nefrosica Italia Onlus

Incontro con il Prof. Giuseppe Di Fede, Docente presso l’Università di Pavia, nel Master in Nutrizione Umana e in Nutraceutica e Nutrigenomica



9 April 2015 STAMPA

PREPARAZIONE 20 min – COTTURA: 30 min

INGREDIENTI PER 4 PERSONE:
– per la CREMA: 2 cachi non troppo maturi – 1 pezzo di zenzero fresco – 2 cucchiai di succo di limone – 2 cucchiai di sciroppo di acero.
– per panna cotta: 250 mi panna liquida – 250 mi latte – 60 g zucchero a velo – 4 g agar agar in polvere

Per la crema di cachi e zenzero sbuccia i cachi e tagliali a cubetti. Prendi un pezzetto di zenzero grande come un pollice, grattuggialo e versalo nel frullatore. Aggiungi gli altri ingredienti e procedi fino a ottenere una purea di cachi.

Per la panna cotta, emulsiona tutti gli ingredienti, tranne l’agar agar da aggiungere solo quando il composto starà per bollire.

Distribuisci il tutto in stampini e cuoci in forno a bagnomaria a 180 °C per circa mezz’ora. Ovviamente se gli stampi sono grandi il tempo di cottura aumenterà.

Quindi lascia raffreddare a temperatura ambiente, dopodiché metti gli stampi in frigorifero. Non ti preoccupare, il composto sarà liquido anche dopo averlo cotto, ma si rassoderà raffreddandosi.

Impiatta il tuo dessert farcendo tra una formina e l’altra con la crema di cachi e zenzero.

Sulla rivista “A Tavola” – ottobre 2013, pubblicata una nuova ricetta per gli intolleranti al nichel di Tiziana Colombo



9 April 2015 STAMPA

I metalli pesanti sono sostanze con cui conviviamo quotidianamente.
Sono presenti nell’aria, nell’acqua, nella catena alimentare e vengono quindi assorbite dall’organismo umano. Alcuni metalli pesanti sono potenzialmente molto tossici, per cui, se penetrano nell’ambiente e quindi nel nostro organismo in dosi superiori a quelle tollerabili, possono comportare gravi conseguenze.
Quando si parla di inquinamento da metalli pesanti, normalmente ci si riferisce a mercurio, cadmio, piombo e alluminio. L’elevatissimo inquinamento ambientale nel quale viviamo mette a dura prova la capacità detossificante (disintossicante) del nostro organismo. Se i meccanismi di difesa sono saturi, cioè completi e sono quindi impossibilitati a svolgere la loro ordinaria funzione, i metalli pesanti rimangono imprigionati nel nostro corpo. È intuibile che la tipologia del danno provocato da metalli pesanti dipende dalla quantità e dalle sedi di accumulo: ossa, fegato, rene, sistema nervoso centrale, tessuto adiposo.
L’organismo che si trova ad affrontare una mancanza di minerali o vitamine indispensabili per la salute ricorre ai metalli tossici, sostituendoli nei siti di legame degli enzimi.
Si tratta di un processo subdolo, poiché in qualche modo è il nostro stesso organismo che apre la strada ai suoi nemici e li posiziona proprio nelle componenti vitali e indispensabili.
Il piombo, infatti, sostituisce il calcio; il cadmio; lo zinco; l’alluminio; il magnesio. La sostituzione permette ai sistemi enzimatici, vitali per la nostra salute, di continuare a funzionare, ma non di funzionare esattamente come prima. Il metallo incorporato causa infatti una o più alterazioni fisiologiche. L’organismo può rimediare a queste varianti se durano per un periodo limitato di tempo, tuttavia se perdurano abbastanza a lungo, è sempre più difficile porvi rimedio. Per questa ragione è opportuno seguire periodicamente un programma di disintossicazione. in collaborazione con Dr. Sacha Sorrentino – IMBIO – Istituto di Medicina Biologica Milano

TARTARE DI PESCE SU LETTO DI AVOCADO
Ingredienti per 4 persone:
4 filetti di pesce (branzino, orata, rombo), 1 cucchiaio di zenzero in polvere, 1 arancia, succo di 1 arancia, scorza e succo di 1 lime, capperi, bacche di pepe rosa, 1 avocado, 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva, sale

Preparazione:
Lavate la polpa del pesce sotto l’acqua corrente, asciugatela con la carta da cucina e tagliatela a dadini piccoli; metteteli a marinare nel succo di lime e arancia e lasciate riposare in frigorifero per un’ora, mescolando di tanto in tanto. Sgocciolate i dadini e conditeli con olio extravergine d’oliva, succo filtrato degli agrumi, zenzero, sale e bacche di pepe rosa, mescolando bene. Cospargete con capperi. Per la crema rendete in purea l’avocado, incorporandovi 2 cucchiai di succo di lime, sale e olio. Usatela come fondo, componendo la la forma della tartare nel piatto aiutandovi con un coppapasta. Lasciate riposare per 10-15 minuti in frigorifero e servite con le fette di arancia pelate a vivo, decorando con la scorza del lime tagliata a julienne molto fine.

Pubblicato sulla rivista qb quantobasta – settembre 2013 Tiziana Colombo in collaborazione con Dr. Sacha Sorrentino – IMBIO



9 April 2015 STAMPA

Questa ricetta che abbiamo“pescato” per voi è tratta dal libro ‘NicheL L’intolleranza? La cuciniano!’ primo tassello della collana La cucina di Tiziana (Silvana Editoriale) a cura dell’autrice e blogger Tiziana Colombo. Non un semplice ricettario di cucina, ma uno strumento indispensabile e prezioso per tutte le persone che, in numero sempre crescente, scoprono di essere intolleranti al nichel e si trovano a dover modificare radicalmente le proprie abitudini alimentari e di vita. Il nichel è un metallo diffusissimo, il cui assorbimento, se avviene in dosi troppo elevate, può costituire un pericolo per la salute umana: la sensibilizzazione verso questo metallo è molto comune in Italia e in aumento soprattutto per le donne. Il libro nasce proprio dall’esperienza personale dell’autrice che, dopo la diagnosi di intolleranza al nichel, ha dovuto affrontare un cambiamento radicale delle proprie abitudini alimentari, dovendo modificare Il proprio stile di vita e, di conseguenza, quello di chi le stava accanto.

Procedimento:
Sbucciate a vivo l’arancia e il lime, avendo cura di eliminare la pellicina bianca. Tagliate gli spicchi m piccoli pezzi e raccogliete il succo in una ciotola. Preparate la vinaigrette amalgamando accuratamente tutu gli ingredienti e aggiungendo il succo degli agrumi. Disponete le fette di pesce spada sul piatto da portata e condite con la marinatura precedentemente preparata, decorando con il timo e il pepe rosa. Lasciate riposare per 30 minuti.

Sulla rivista Vivere Light – luglio agosto 2013 una ricetta dedicata agli intolleranti al nichel, tratta dal libro ‘Nichel. L’intolleranza? La cuciniano!’.



9 April 2015 STAMPA

Il Dr. Sacha Sorrentino (IMBIO – ALCAT Test Italia) ci parla dell’intolleranza al lattosio e Tiziana Colombo, food blogger autrice del libro “Nichel. L’intolleranza? La cuciniamo!”, ci spiega come preparare la besciamella per gli intolleranti.

Si definisce “intolleranza al lattosio” o deficit di lattasi, l’insieme dei sintomi che possono presentarsi per la incapacità di digerire il lattosio, il principale zucchero contenuto nel latte. L’enzima, cioè la macchina biologica,  divide il lattosio in zuccheri semplici: il glucosio e il galattosio. Questo processo  rende assorbibili questi zuccheri da parte dell’intestino tenue.
Le persone che hanno una carenza di lattasi e sviluppano sintomi clinicamente rilevabili, sono definite intolleranti al lattosio. L’intolleranza al lattosio nell’adulto è molto comune: nell’ Europa centrale la prevalenza è circa il 30% e nell’Europa del sud sfiora il 70%. Non ci sono invece differenze significative di incidenza fra i due sessi.
Fisiologicamente l’attività lattasica compare intorno all’ottava settimana di gestazione per raggiungere il picco intorno alla 34a settimana a cui segue il progressivo calo con una persistenza di funzione pienamente efficace solo nel 30% della popolazione mondiale. Nel corso della vita, quindi, l’individuo sarebbe destinato a perdere una parte di funzionalità dell’enzima lattasi (80-90% di perdita di attività in Cina e Giappone entro i 3 o 4 anni mentre in Inghilterra il calo si manifesterebbe intorno ai 18-20 anni) in un modo direttamente influenzato dall’apporto di latticini nella dieta; più essi sono importanti nella alimentazione quotidiana e più tardi, in termini di età, e meno frequentemente, in termini di prevalenza, si manifesti il problema.
I sintomi più comuni dell’intolleranza al lattosio sono gastrointestinali: dolore addominale, diarrea, nausea, flatulenza, crampi addominali, gonfiore, e raramente stitichezza. Queste sintomatologie insorgono da 1 a poche ore dopo l’ingestione di latte o latticini o comunque di alimenti contenenti lattosio. Tuttavia questi sintomi  non sono specifici: altri disordini come ipersensibilità alle proteine del latte, reazioni allergiche ad altri cibi, o intolleranze ad altri zuccheri possono causare sintomi simili.
Si stima che occorrano più di 12 grammi di lattosio al giorno per causare sintomi in soggetti con carenza di lattasi. L’insorgenza della sintomatologia è anche dipendente dal cibo associato in quanto è legata alla velocità di svuotamento dello stomaco:  se il lattosio viene ingerito insieme a carboidrati, che aumentano la velocità di svuotamento,  i sintomi sono più probabili o più intensi, mentre se viene ingerito insieme a grassi, che riducono la velocità di svuotamento gastrico, i sintomi possono essere molto ridotti o addirittura assenti.
La  mancanza dell’enzima non permette di scindere il lattosio nei suoi costituenti glucosio e galattosio, come detto in precedenza,  quindi in tale forma è scarsamente assorbibile. Il lattosio indigerito passa nel colon dove provoca una crescita incontrollata di flora batterica a caratteristica prevalentemente fermentante con produzione di acidi grassi volatili a catena corta, metano, anidride carbonica e idrogeno giustificando la comparsa di gonfiore addominale, flatulenza, dolori crampiformi.
Anche se i sintomi sono direttamente correlati alla quantità di lattosio ingerito, è bene sapere che il lattosio non è contenuto solo nel latte e nei suoi derivati freschi, ma anche, sebbene in piccole quantità, in alcuni tipi di pane, dolci al forno (ciambelloni e simili), cereali, margarine, caramelle, merendine, salami. E’ importante imparare a leggere la composizione degli alimenti presente sulle etichette dei prodotti.

Pubblicato sulla rivista qb quantobasta – luglio 2013



9 April 2015 STAMPA

Il problema delle intolleranze e allergie alimentari è sempre più sentito: allo stesso tempo sono sempre più diffusi esami privi di rigore scientifico. L’unico scientificamente riconosciuto dalla Food & Drugs Administration americana è l’Alcat Test.
A Roma il solo centro in cui è possibile effettuarlo è l’istituto di medicina estetica Frontis, in IV Municipio. Il direttore sanitario Paola Fiori spiega l’importanza di cura e prevenzione delle intolleranze.

Cosa sono le intolleranze?
Sono reazioni ad alimenti, additivi chimici, conservanti, coloranti, antibiotici e antinfiammatori. Vanno distinte dalle allergie perché possono verificarsi anche dopo molto tempo con disturbi come dermatite, raffreddore, tosse, asma, gastrite, colon irritabile, rilevabili con l’Alcat-test.

In cosa consiste questo Test? 
Si effettua sul sangue, rileva intolleranze di ogni tipo indicando quantitativamente anche il grado di intolleranza. 
Si esegue nell’Istituto di medicina genetica preventiva di Milano che ha scelto in base a precisirequisiti alcuni centri di riferimento in varie città d’Italia. L’istituto Frontis è stato prescelto come riferimento per i pazienti su Roma.

Bisogna eliminare per sempre i cibi risultati positivi? 
No. È il medico, in base al grado di intolleranza e ai sintomi, a decidere per quanto tempo eliminare un alimento. È sempre il medico a decidere quando reinserire i cibi risultati positivi e la frequenza con cui reinserirli per evitare ricadute.

Si può guarire, quindi, dalle intolleranze?
Direi proprio di si, ma la guarigione dipende anche dalla tempestività nella diagnosi.

Stefania Gasola
stefania.gasola@vocequattro.it
Da “la voce del Municipio” – 16 novembre 2012, Roma

Intervista alla Dr.ssa Paola Fiori, Direttore sanitario dell’Istituto di Medicina Estetica Frontis, riferimento ALCAT Test per il Lazio.



9 April 2015 STAMPA

Uno dei fenomeni che da un po’ di tempo sta crescendo tra i consulti in ambulatorio, è quello delle Intolleranze Alimentari, che definiremo di seguito (I.A.).
Il corpo umano reagisce ad alimenti e prodotti chimici con modalità differenti. La reazione allergica identificata come tipo I  o IgE  mediata in cui intervengono le Immunoglobuline di tipo E è uno dei modi in cui l’organismo reagisce immediatamente all’assunzione di una determinata sostanza; tale tipo di reazione avviene quindi  attraverso la cosiddetta “via classica” della allergia.
Nel 2007 è stata identificata anche una “via alternativa” della allergia, caratterizzata dall’intervento di anticorpi presenti sui globuli bianchi, legata quindi soprattutto ad una reazione di tipo cellulare.  Fin dal 2004 infatti, il noto Allergologo americano Sampson, aveva pubblicato su  JACI, la nuova classificazione  delle allergie alimentari, definendo “allergie alimentari immediate”  quelle legate alle IgE ed “allergie alimentari ritardate” quelle invece dipendenti dallo stimolo ripetuto degli alimenti sui linfociti intestinali. Esistono inoltre delle forme di allergia alimentare “mista” in cui intervengono entrambi i meccanismi.
Le reazioni di Intolleranza quindi, non sono reazioni immediate, ma si manifestano con sintomi che compaiono dopo l’assunzione ripetuta del cibo (o di una sua componente) per 2/3 giorni consecutivi. I sintomi possono essere sia gli stessi delle allergie immediate, sia differenziarsi con sintomi più sfumati che coinvolgono attraverso una reazione di infiammazione cronica, qualsiasi organo o apparato dell’organismo.
Tra i vari sintomi e segni di IA, è utile, per le novità recenti di tipo scientifico, segnalare l’interferenza della Immunoflogosi di tipo alimentare, sul Metabolismo, su patologie quali il Diabete, l’Obesità, sulla Prestazione Fisica (performance sportiva).
E’ stato infatti osservato che può esistere una relazione tra IA , sovrappeso e prestazione fisica. Controllando l’assunzione degli alimenti non tollerati si può ottenere una riduzione dell’Infiammazione indotta dagli alimenti ed un miglioramento della sensibilità Insulinica.
La riduzione dell’Infiammazione indotta dal cibo, riduce la presenza di Radicali Liberi e migliora la sensibilità insulinica, con effetti a cascata sul metabolismo.
Nel 2007, sono state anche identificate le particolari cellule immunitarie (mastociti) che sono presenti nel tessuto adiposo e che in caso di infiammazione allergica inducono appunto resistenza insulinica.
Il controllo dietetico dei cibi non tollerati, può quindi contribuire fortemente al miglioramento della sensibilità insulinica, alla attivazione del metabolismo, al calo di peso e all’ottimizzazione della massa magra con conseguente miglioramento della prestazione atletica.
Importante sottolineare, che, “il  peso specifico” di un qualsiasi cibo nell’alimentazione media dipende in gran misura dalle abitudini della popolazione di riferimento. Infatti la genesi delle ipersensibilità alimentari è connessa con la ripetizione dello stimolo e siamo certi che, tra gli Europei, per esempio, le IA più diffuse, sono proprio quelle a Latte, Frumento e Lieviti; di contro per esempio, i Giapponesi esprimono in maggior misura, IA a Riso e Soia.

MATERIALI e METODI:
Nell’ambito dell’attività ambulatoriale relativa a pazienti che lamentavano disturbi associabili a probabili Intolleranze Alimentari, abbiamo voluto verificare l’eventuale influenza di tali disturbi, verso ridotte o alterate prestazioni in ambito sportivo. Infatti, nel gruppo di pazienti considerato, abbiamo verificato in quelli che praticavano attività sportiva (agonistica e non), la capacità dell’intervento dietetico, nel  modificare  la prestazione sportiva.
Il nostro campione è costituito da 46 soggetti:
Uomini : 15 (33%)
Donne  : 31 (67%)

Di questi il 21%, pari a 10 soggetti, praticavano attività sportiva (3 calcio, 2 Pallacanestro, 2 Ciclismo, 3 Nuoto).
Per valutare l’eventuale presenza di I.A., i pazienti sono stati sottoposti ad analisi ematiche, utilizzando il metodo “ALCAT Test” della IMGeP (Istituto Medicina Genetica Preventiva Personalizzata) di Milano.
*(Fondamentalmente il Test valuta le variazioni di volume/numero dei Leucociti presenti nelle aliquote di sangue incubato con le singole sostanze da testare, rispetto alla sospensione di sangue di controllo. La lettura dei risultati permette di classificare reazioni di tipo 1+,2+,3+, o negative a seconda del tipo di reazione espressa dal contatto dei leucociti con la sostanza da esaminare. Tale metodica a differenza di altre, presenta una serie di evoluzioni scientifiche che lo rendono profondamente diverso dai test citotossici fino ad ora utilizzati, avvicinandosi ad uno schema di applicazione pratica privo di soggettività e con elevate caratteristiche di ripetibilità scientifica. Molto importante è anche l’utilizzo di reagenti solidi gelificati con procedura “FDA approved”, in modo da ovviare all’enorme numero di falsi positivi evidenti nei citotossici classici).
Sono state rilevate I.A., con espressione differente fra i due sessi: Tra gli uomini  le più rappresentate sono state:
Zucchero di Canna: 60 %
Nichel : 46%
Frumento : 33%
Lieviti : 33%
In percentuale minore, ma ben rappresentate a: Caffè; Fruttosio; Arachidi; Latte; Glutine.
Tra le Donne invece, si è avuta la seguente espressione:
Nichel : 48%
Frumento : 35%
Zucchero di Canna: 32%
Latte: 32%
Ben rappresentate, sono state anche: Candida; Glutine; Lieviti; Fruttosio;

Importanti correlazioni, si potrebbero mettere in evidenza, tra presenza di intolleranze a Fruttosio e Zucchero di Canna ed eventuale presenza di Insulino Resistenza, comunque da indagare con ulteriori accertamenti.
I sintomi più significativi, soprattutto per gli sportivi, che abbiamo preso in considerazione, sono stati: Cefalea; Dolori Muscolari; Gastralgie; Diarrea; Edema; Stipsi; Dermatite; Gonfiore.

DISCUSSIONE e CONCLUSIONI:
Per gestire e ricondurre a normalità clinica, abbiamo quindi iniziato un percorso Dietoterapico, che prevede una prima fase di disintossicazione, della durata in media di circa 15 giorni, nell’ambito del quale il soggetto, non assume gli alimenti responsabili dell’Intolleranza. Segue un periodo di graduale ed attenta reintroduzione degli stessi alimenti, della durata fino a 3, 4 mesi. Tutti i pazienti hanno confermato al termine del periodo, netti miglioramenti, soprattutto riferiti ad alcuni importanti sintomi, quali gonfiore,   stipsi,  cefalea, mialgie.  La scomparsa di tale sintomatologia, migliora nettamente il benessere e la qualità di vita e negli sportivi, l’adattamento alla prestazione fisica.
Sicuramente, la netta riduzione dello stato infiammatorio generalizzato dovuto alla presenza dell’IA, responsabile dell’aumento dei Radicali Liberi, ci induce a pensare che anche a livello di rendimento generale, prestazione ed efficienza fisica,  ci possano essere dei grossi benefici, legati al miglioramento dell’alimentazione.
Questo studio ancora in fase preliminare, ci induce, dati i risultati sicuramente incoraggianti, a raccogliere una casistica più numerosa per confermare i risultati con uno studio epidemiologico.

BIBLIOGRAFIA:
Food Intollerance in patients with cutaneous diseases: diagnostic value of the ALCAT Test- The XXVIII European Academy of Allergy and Clinical Immunology Congress Varsavia, Polonia Giugno 2009. Berardi,De Amici, Vignini, Torre, Mosca.
The Effect of the ALCAT Test Diet Therapy for Food Sensitivity in Patient’s with Obesity. Middle East Journal of Family Medicine- Mohammed Akmal, Saeed Ahmed Khan, Abdul Qayyum Khan.
High Correlation of the ALCAT Test results with Double-Blind Challeng in Food Sensitivity. Peter I. Fell, M.D. Director, Oxford Allergy Centre, London Jonathon Brostoff, MA DM USc FRCP FRC, Path, Dept. of Immunology, University College & Middlesex School of Medicine, London Mark I. Psula, Ph.D., Research Director, AMTL Corp. Miami, FL.
Food Intolerance in Patients With Angioedema and Chronic Urticaria: An Investigation By Rast and ALCAT Test. Lene Hoj MD, Copenhagen, Denmark Presented at the XVI Eurepean Congress of Allergology and Clinical Immunology Madrid, Spain. June 25.30,1995. Published- European Journal of Allergy and clinical Immunology  Supplement. Number 26, Vol. 50. 1995.
ALCAT Test – “A New Test for Food Induced Problems in Medicine?” Drs.P.J. Fell, J. Brostoff, H. O’Donnell.
ALCAT Test Results In The Treatment of Respiratory and Gastrointestinal Symptoms, Arthritis, Skin and Central Nervous System. Danuta Mylek.
The Short Term Efficacy of the ALCAT Test of Food Sensitivities to Facilitate Changes in Body Composition and Self-Reported Disease Sympton; A Randomized Controlled Study. Gilbert R. Kaats, Director, Health and Medical Research Foundation. San Antonio, Dennis Pullin, Executive Director, Baylor Sports Medicine Institute, Houston, TX, Larry K. Parker, MD, Women’s Total Health Care, Angleton, TX Published American Journal of Bariatric Medicine. Spring, 1996.

F. Lampugnani, A.Scardicchio, V.Amendola, F.Amendola, A.Acquafredda, D.Accettura.
Referente Biologi Nutrizionisti Regione Marche.
FIGC.Lega Nazionale Dilettanti.
Comitato Regionale Pugliese.
Istituto di Medicina dello Sport. FMSI-CONI-Bari.
AS Bari. Settore Giovanile.


FDA Alcat MINISTERO