La celiachia è una malattia vera e propria, per di più in costante aumento. Oggi mangiamo molto più glutine perché il frumento dei giorni nostri, presente nella pasta e nei prodotti da forno, ne contiene molto di più. Ma il glutine – la frazione proteica contenuta nel seme del frumento – si trova anche in altri alimenti: prosciutto cotto, carni preconfezionate, salse e altri alimenti insospettabili possono contenere tracce di glutine. L’industria alimentare lo utilizza come addensante: ecco perché i celiaci devono stare molto attenti nel leggere le etichette.
Dati OMS rivelano che una persona ogni 100 soffre di celiachia, con un aumento annuo delle nuove diagnosi pari al 20%. La forma di celiachia che si riscontra con maggiore frequenza non è quella classica, che appare di solito tra i sei mesi di vita, grazie ad uno svezzamento precoce, e i due anni, dopo l’introduzione di glutine nella dieta. Sono in aumento, infatti, forme tardive che si manifestano nei bambini più grandi e negli adolescenti. La diagnosi spesso e’ casuale!
Si manifestano anche negli adulti e persino degli anziani. Frequenti sono anche le forme silenti, spesso nei parenti di primo o secondo grado di celiaci, che si sottopongono per caso ai test sierologici per la diagnosi pur essendo asintomatici.
Esistono altre spie che aiutano a riconoscere le forme più nascoste della malattia. Un sospetto di celiachia può sorgere in presenza di sintomi extra intestinali quali anemia, osteoporosi, infertilità e aborti spontanei, alopecia, dermatite secca, afte ricorrenti, infezioni urogenitali. Tutte le volte in cui queste manifestazioni appaiono di difficile spiegazione e non si riscontra nessun agente causale, conviene approfondire le indagini. Spesso, infatti, si scopre che il paziente è intollerante al glutine.
La celiachia può anche essere associata ad altre malattie autoimmuni: diabete di tipo I, tiroidite di Hashimoto, malattie del collagene. Non si conoscono ancora completamente le relazioni tra queste malattie, ma di fronte a un quadro simile, è consigliabile approfondire la diagnosi per la celiachia. Probabilmente, uno stato infiammatorio intestinale cronico predispone alla produzione di anticorpi specifici per la Celiachia e altre patologie del sistema immunitario. Un’ alimentazione attenta e varia, condotta dai primi anni di vita, può aiutare a ridurre le malattie correlate.
E’ possibile curare la celiachia? Non esiste al momento un’alternativa alla dieta senza glutine.
La celiachia, infatti, si manifesta nei soggetti predisposti una volta che l’organismo viene a contatto con il glutine, una proteina presente nel seme del frumento, della segale, dell’orzo e del farro, grano. Per cui occorre modificare la dieta. Si possono mangiare tutti gli altri cereali, le fonti proteiche di origine animale e vegetale e, se non contaminate, la frutta e la verdura. E poi ci sono i prodotti specifici per i celiaci, disponibili nei supermercati e nelle farmacie.
Nel 2011 è stata confermata una nuova entità clinica, la gluten sensitivity. Si tratta di un quadro clinico ancora poco chiaro. Chi pensa di soffrirne, accusa sintomi intestinali, e sintomi extra intestinali: prurito, mal di testa, disturbi neurologici, dolori articolari, stanchezza cronica.. La gluten sensitivity non è una malattia, per adesso. Il problema è che non si riscontrano alterazioni né della mucosa intestinale né dei parametri biochimici, caratteristici per la celiachia. È causata da un effetto citotossico da parte dei Granulociti Neutrofili a livello della mucosa intestinale. Per la diagnosi si può intervenire con il test ALCAT e l’esclusione della celiachia e dell’allergia al grano.
Per la prevenzione, a quale età è più corretto introdurre il glutine nella dieta di un bambino?
Alcuni ricercatori, hanno evidenziato un boom di diagnosi di Celiachia e forme di Intolleranza al glutine, tra bambini della popolazione svedese, abituati a introdurre il glutine già a partire dal quarto mese di vita. Ciò suggerisce, dunque, di posticipare il primo contatto con il glutine, dopo i sei mesi. E, inizialmente, in associazione al latte materno, durante lo svezzamento misto. Il dubbio, però, è che questo comportamento preventivo possa soltanto ritardare la comparsa della malattia, non evitarla. Se il soggetto è geneticamente predisposto, il contatto con il glutine scatenerà le reazioni anticorpali che porteranno alla comparsa dell’apatia; mentre altri soggetti, predisposti geneticamente alla Celiachia, ma che non diventeranno mai celiaci, è possibile che si presenti, anche in età avanzata, la Gluten Sensitivity. L’importanza di affidarsi ad un medico che conosca le diverse forme di sensibilità al glutine è importante per non perdere tempo nella diagnosi. La genetica e i test genetici disponibili, possono aiutarci a capire in anticipo la predisposizione a sviluppare forme di sensibilità al glutine.
Prof. Giuseppe Di Fede – Direttore Sanitario dell’Istituto di Medicina Biologica IMBIO e Imgep di Milano