Recentemente, alcuni ricercatori hanno evidenziato l’esistenza di una patologia fino a pochi anni fa sconosciuta e che, solo da poco, ha avuto un riconoscimento ufficiale: la Systemic Nickel Allergy Sindrome (SNAS). La clinica della SNAS è essenzialmente caratterizzata dalla comparsa di sintomatologia a carico della cute, con eczema da contatto anche in regioni del corpo che invece normalmente non entrano in contatto con il metallo. Precedenti patch test (test allergologici) positivi per il nichel e l’orticaria talora associata ad angioedema, disturbi rilevanti a carico del tratto intestinalecon dispepsia, meteorismo, coliche addominali, alvo alterno (stipsi e dissenteria), vomito e sintomi da reflusso gastroesofageo. I sintomi si presentano in occasione dell’ingestione di cibi ad alto contenuto di nichel. Pensate che questi sintomi, noi medici clinici attenti al problema delle intolleranze alimentari li osserviamo da diversi anni, e li abbiamo correlati a disturbi legati all’ingestione di alimenti non tollerati. Ma certo, direste voi! Però nessuno in passato si sarebbe sognato di descrivere tali sintomi in relazione al contenuto di nichel negli alimenti, per soggetti particolarmente sensibili.
La diagnosi risulta più agevole se i sintomi compaiono dopo alcuni anni, nei soggetti con dermatite da contatto (eczema da contatto). La prima fase della diagnosi di SNAS è l’anamnesi, la raccolta attenta dei sintomi, le modalità, la frequenza e la durata dei disturbi, la relazione con i cibi e l’introduzione dei cibi ad alto contenuto di nichel, può orientare la diagnosi.
L’Istituto di Medicina Biologica – IMBIO e il suo staff, da tempi non sospetti, si occupa di intolleranze alimentari e in particolar modo di intolleranza al nichel e al glutine. La collaborazione con un prestigioso Ente ospedaliero, il San Matteo di Pavia, che da anni ci sostiene nel campo dell’allergia e intolleranza alimentare, ci ha permesso di raccogliere dati che riguardano le intolleranze alimentari. La diagnostica clinica e di laboratorio è molto importante per porre una diagnosi. Un test determinante per la diagnosi, presente in 52 paesi del mondo, è il Test ALCAT® (Antigen Leucocitary Cellular Antibody Test). È un test leucocito tossico, computerizzato e automatizzato che si esegue su sangue venoso, quindi occorre un prelievo di sangue e si analizzano quote di alimenti che reagiscono con le cellule del sistema immunitario innato, i Granulociti Neutrofili. Le risposte che ne derivano sono reazioni di tre gradi di importanza, dal grado 1, il meno grave, al grado tre, il più grave. Dopo la risposta al test ALCAT®, segue una dieta a rotazione, che prevede l’eliminazione quasi totale degli alimenti risultati intollerati con un grado di reattività medio alta, e due o tre momenti di dieta libera durante al settimana, così da permettere il recupero del grado di tolleranza. Il gruppo di collaboratori e medici, coordinati da IMBIO, ha da tempo raccolto diversi dati sulle possibili reazioni dovute al cibo, come sostanza considerata “estranea” all’organismo correlata alla comparsa di stati infiammatori. I sintomi più frequentemente raccolti dai nostri collaboratori sono: colite, stipsi o dissenteria, mal di testa emicrania, dermatite non allergica, orticaria, artrite.
È da notare come i sintomi regrediscono in seguito a una dieta a scarso contenuto di nichel, seguita per alcune settimane. Qualsiasi stato infiammatorio, non dovuto a cause specifiche o malattie diagnosticabili clinicamente e con analisi di laboratorio, è da ricondurre ad uno stato di “sollecitazione” infiammatoria dovuta al cibo.
Di seguito potete osservare i dati raccolti dalla Dottoressa Cecilia Pedroni, del Master in Nutrizione Umana, Univ. Di Pavia e collaboratrice di IMGEP (Istituto di Medicina Genetica Preventiva, di Milano), coordinato dalla Dottoressa Paola Carassai, in cui si evince l’aumento della sensibilità al nichel degli alimenti. I grafici mostrano la distribuzione dei pazienti IMGeP, che hanno eseguito Alcat Test, suddivisi per i Gruppi Alimentari di intolleranze: nichel, salicilati, lieviti, latte e derivati, frumento e nessuna/altro.
Nei grafici a torta si apprezzano le distribuzioni percentuali delle intolleranze fatto 100% il numero totale dei pazienti screenati durante l’anno, mentre nel grafico a colonne i pazienti sono stati numericamente contati suddividendoli per i 5 Grandi Gruppi alimentari di intolleranze.
Recentemente abbiamo partecipato alla stesura del libro “Nichel. L’intolleranza? La cuciniamo”, edito da Silvana Editore, con Tiziana Colombo, autrice e cuoca provetta. La pubblicazione racconta il percorso clinico e diagnostico dell’intolleranza al nichel in modo piacevole e leggero, fino ad arrivare alla parte più importante: 111 ricette che permettono di cucinare prelibatezze di alto livello, senza alimenti contenenti nichel, e tutte le informazioni necessarie per convivere con questa intolleranza. Una guida preziosa per l’intolleranza al nichel, che ha colmato un vuoto.
Il gruppo di lavoro di IMBIO e IMGEP è da sempre attento al problema intolleranza e alla ricerca di nuovi sistemi di diagnosi, che permettono di trovare la causa e la soluzione a tutti i disturbi legati alle intolleranze alimentari.