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Intolleranze Alimentari e Test per la diagnosi: storia di un'esperienza personale
A cura della Dott.ssa Cacciola Maria Stella, Biologa Nutrizionista, Esperta in intolleranze alimentari e fitointegrazione.
Sono dieci anni che mi occupo di intolleranze alimentari. È iniziato per caso, come spesso avviene per tutte le cose che ti cambiano la vita!
La mia passione è nata quando, nel tentativo di perdere un paio di chili resistenti, mi sono rivolta ad una collega BN, che faceva anche il test citotossico. La collega attuò una “dieta di eliminazione” totale degli alimenti cui ero risultata intollerante, e finalmente riuscii a superare la soglia tanto desiderata! Ma c’è un ma…
Infatti, nonostante avessi riportato un successo insperato dal punto di vista della riduzione del peso, avevo spesso un fastidioso e inspiegabile mal di testa che si calmava solo quando andavo in palestra o correvo.
A questo punto però, interessandomi sempre più all’argomento, cominciai a leggere tutto quello che l’attuale letteratura proponeva e a partecipare a numerosi seminari favorevoli e contrari i test per la diagnosi delle intolleranze (più questi ultimi!), andai a Roma a seguire il corso dedicato alla lettura del test citotossico e poi feci uno stage in un centro di Bologna, dove ogni giorno si eseguivano centinaia di test citotossici.
Ancora una volta mi fu proposto di fare il test citotossico, scopro così intolleranze diverse da quelle individuate con il test precedente. Mi sarei aspettata di non trovarne affatto, invece ero ancora intollerante! Latte e leviti! Togliere il latte? I lieviti? Non avevo alcuna intenzione di sobbarcarmi l’iter di eliminazione totale per 3 mesi!
Ho iniziato anch’io, in collaborazione con un laboratorio di analisi, a eseguire i test citotossici ai pazienti. Per ogni test facevo un’accurata anamnesi del paziente, effettuavo il test, impiegando anche 2 ore per ciascuno e cercando di fare attenzione all’impilamento dei Globuli Rossi, alla vacuolizzazione dei Globuli Bianchi, alle interruzioni di continuità della membrana, ai danni più eclatanti, controllavo molti campi ecc.
Il mio scopo era trovare dei parametri di lettura oggettivi, ma spesso mi accorgevo che osservando a lungo un vetrino, il campione si modificava e si alterava, probabilmente a causa del calore indotto dal sistema d’illuminazione del microscopio stesso. Il tentativo di essere più accurati, precisi e oggettivi si risolveva nell’alterazione del campione, quindi diventava controproducente.
L’esperienza è qualcosa di meraviglioso! Col tempo si diventa capaci di fare le stesse cose in minor tempo, ma siamo certi che sia sempre a favore del “fatto bene”?
Nel frattempo ho deciso di provare a fare anch’io la dieta di eliminazione di latte, latticini e lieviti con risultati veramente importanti, ottenendo finalmente anche la scomparsa del fastidioso mal di testa. Questo può essere soggetto a diverse interpretazioni. Possiamo ipotizzare ad esempio che il primo test sia stato letto in modo corretto e oggettivo e le intolleranze al latte e ai lieviti siano subentrate in seguito. Questa ipotesi non tiene conto del mal di testa comparso durante il primo trattamento dietetico e scomparso nel secondo con l’eliminazione del latte, latticini e lieviti, e non convince la spiegazione che queste intolleranze si siano sviluppate in un secondo tempo, a causa dell’uso continuato di quei cibi, perché in realtà non avevo consumato più latte, latticini e lieviti di prima. È più semplice pensare che tutte queste intolleranze, presenti fin dal principio, non siano state individuate in precedenza forse perché il quadro era complesso e lo stato infiammatorio molto importante. Anzi, l’eliminazione del primo gruppo di alimenti aveva apportato il beneficio di sbloccare un metabolismo rallentato, ma non aveva ridotto in modo ottimale l’infiammazione minima persistente causata dal latte, latticini e lieviti e mi aveva reso più sensibile alle altre intolleranze causandomi il fastidioso mal di testa.
In seguito, ho spesso riscontrato lo stesso meccanismo anche in altre persone da me seguite nutazionalmente. La BN che aveva fatto il primo test aveva realizzato un buon lavoro, ma non aveva individuato con completezza i cibi cui ero intollerante.
Questo ci riporta a una riflessione importante sulla soggettività della lettura del test citotossico e sulla possibilità di omettere, più o meno consapevolmente, intolleranze a cibi che potrebbero essere molto importanti ai fini di un corretto impiego per l’elaborazione di piani nutrizionali assolutamente personalizzati.
Ricordo bene che qualche anno fa ci dicevano che un buon test citotossico deve dare intolleranza a pochi alimenti, 2 o 3, massimo 4. E se ne troviamo 10-15 allora cosa facciamo?
A tal riguardo vorrei porre l’attenzione sull’intolleranza al nickel. Se si omettono informazioni perché non valutate importanti, si rischia di non riuscire a diagnosticarla in modo corretto. Si tratta, infatti, di una delle intolleranze più difficili da inquadrare perché coinvolge moltissimi alimenti non collocabili per famiglie biologiche e tal volta si riscontra in persone che apparentemente non sono allergiche al nickel o comunque hanno una reazione allergica molto bassa!
Mi sono spesso chiesta come fidarsi, alla luce di tutte queste importanti conoscenze, di test citotossici eseguiti presso laboratori privati, letti da operatori frettolosi o comunque ignari delle informazioni sul paziente, che solo il nutrizionista può avere. Inoltre, troppo spesso, i test sono gestiti in modo autonomo dai pazienti, che non conoscono i possibili danni, e le malnutrizioni importanti, provocati da una dieta di eliminazione mal gestita.
Per alcuni anni non ho più fatto test citotossici e non ho richiesto test ai miei pazienti. In alcuni casi il paziente mi portava quello che aveva già fatto, io lo valutavo ma ho imparato a interrogare le persone accuratamente, richiedendo numerose informazioni per riuscire a stilare piani nutrizionali che tenessero conto di tutti i dati raccolti.
In qualche caso, però, restano i dubbi, rimane qualcosa d’inspiegabile!
Proprio per tutte queste considerazioni mi sono interessata ad altri test, come la ricerca delle IgG ma non sempre ho avuto buon riscontro perché non sempre i soggetti intolleranti hanno le IgG aumentate!
È molto interessante l’ALCAT test: si basa sul test citotossico, ma non si effettua su sangue intero bensì solo sui globuli bianchi neutrofili e, cosa ancor più importante, non richiede la lettura di un operatore. I pozzetti con alimenti o sostanze chimiche e sangue sono letti attraverso uno specifico strumento di conteggio e misurazione cellulare, denominato ROBOCATII (validato dall’US Food & Drug Administration), che individua le eventuali variazioni volumetriche e cliniche dei globuli bianchi (granulociti neutrofili) a contatto con le sostanze testate. Quando si verifica una variazione del numero e delle dimensioni dei globuli bianchi significa che è presente una reazione avversa a quella determinata sostanza.
Questo sistema permette una determinazione oggettiva delle intolleranze ad alimenti e sostanze chimiche. Inoltre, il risultato fornito è corredato da tutta una serie d’informazioni che non solo aiutano il nutrizionista nella stesura di un piano nutrizionale corretto che supera la vecchia modalità di eliminazione assoluta di tutti i cibi incriminati per 3 o 4 mesi, grazie a una più moderna “dieta di rotazione”, cioè l’esclusione degli alimenti solo per alcuni giorni alla settimana e la reintroduzione negli altri giorni.
Altro risultato importante è certamente quello realizzabile grazie alla creazione di una rete di nutrizionisti, che utilizzano lo stesso test a lettura oggettiva, e i medesimi principi di stesura della dieta, quella di rotazione. Ciò permette a tutti i membri d’interagire direttamente in workshop dedicati, scambiarsi opinioni e magari pubblicare i risultati di queste interazioni.
La Dott.ssa Cacciola Maria Stella riceve a Messina, in via Aurelio Saffi 78 isol. 98, e a Catania presso Amanpuri, via del Bosco 219. info:
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